La Common Security and Defense Policy ed il ruolo dell’UE nell’area dell’ex-Iugoslavia

Il 2 dicembre 2004 all’interno del quadro dell’operazione militare ALTHEA, l’Unione Europea ha dato il cambio alle forze NATO dislocate in Bosnia Erzegovina. Questo dispiegamento militare europeo, che è stato presentato dai suoi iniziatori come un test per la Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD), si inscrive in una dinamica d’europeizzazione dei dispositivi internazionali inseriti nei paesi. A partire dall’analisi di ALTHEA, si vuole fare una riflessione sull’emergere di una competenza europea in materia di gestione militare e civile nelle fasi di transizione tra crisi e pace.

EUFOR ALTHEA

L’odierna Bosnia Erzegovina è stata una delle sei repubbliche che hanno formato la ormai Ex-Jugoslavia, fu teatro, a partire dal 1992, di una sanguinosa guerra civile che arrivò ad una svolta solo nel 1995 con la firma degli “accordi di Dayton”, dopo numerosi interventi della comunità internazionale e della NATO. L’accordo prevedeva che venisse costituito un unico paese la Bosnia Erzegovina ricomprendente due entità, una federazione croato-musulmana e una repubblica serbo bosniaca; inoltre prevedeva la costituzione di un governo centrale, di una moneta comune e di un unico parlamento ed il rientro di tutti i profughi alle loro case. Si trattava di un accordo di non facile attuazione per il nuovo Stato nascente e per questo venne prevista la presenza di una forza multinazionale di pace della NATO a garanzia del rispetto degli accordi.

Il 2 dicembre del 2004, a distanza di nove anni dalla fine della guerra, l’Unione Europea ha lanciato un’operazione militare in Bosnia Erzegovina, la cosiddetta “operazione ALTHEA”[1], su mandato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSCR 1551 del 9 luglio 2004) e con l’appoggio dalla stessa NATO. L’operazione vede impegnata la forza militare europea (EUFOR) con l’obiettivo di supportare lo Stato nella sua transizione verso il consolidamento politico ed economico, impegnandosi in attività di stabilizzazione.

A mano a mano che il paese si è rafforzato le forze impiegate all’interno del paese sono state diminuite ed anche gli obiettivi della missione sono stati riconfigurati. L’attenzione principale attualmente è stata data al potenziamento delle capacità delle forze armate del paese al fine di consentire l’integrazione dello Stato nel contesto Euro-atlantico. Sono stati comunque mantenuti degli asseti (multinational battaillon - MNBN) che garantiscano il sostegno alle autorità della Bosnia Erzegovina per il mantenimento di un ambiente sicuro e protetto in linea con quanto richiesto dal consiglio di sicurezza delle nazioni unite.

L’UE e la componente Common security and defense policy (CSDP)

Inquadrare la politica europea in materia di sicurezza e difesa risulta difficile.

In un quadro generale l’Unione Europea in materia di politica estera e difesa ha come obiettivo quello di preservare la pace e rafforzare la sicurezza internazionale, promuovere la collaborazione internazionale, sviluppare e consolidare la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Storicamente già alla fine della seconda guerra mondiale era stata ideata un’alleanza, tra i paesi europei occidentali, il cui primo intento era quello di offrire sostegno militare reciproco in caso di aggressione esterna (WEU - Western European Union) - dopo la formazione dell’Unione Europea la WEU è stata dapprima incorporata all’interno degli organi dell’Unione per poi essere sciolta nel 2011.

Nel 1992 a Maastricht vennero poste le basi dell’Unione Europea; furono definiti tre pilastri su cui questa nuova istituzione avrebbe dovuto reggersi: il primo la comunità europea, il secondo una politica comune di affari esteri e sicurezza, riproponendo nel quadro una componente volta alla difesa, il terzo giustizia e affari interni.

In realtà il progetto di una difesa comune rimase sulla carta per molto tempo, fu solo nei primi anni 2000 che si iniziarono a definire concretamente i quadri per una difesa e sicurezza comune europea. Uno dei primi passi in questa direzione fu fatto nel 2003, nell’ambito di collaborazione NATO - UE, con la firma del Berlin Plus Agreement. L’accordo prevedeva la possibilità di missioni/ operazioni di peace - building e peacekeeping a guida europea laddove la NATO non fosse direttamente presente con sue missioni. Inoltre, era prevista la possibilità per la nascente EUFOR di servirsi di assetti dell’Organizzazione e l’inserimento di una cellula EU all’interno di SHAPE[2]. Questo accordo permise per la prima volta di avere missioni direttamente condotte dall’EU, tra cui la già citata “Eufor Althea” e l’operazione “Concordia” in Macedonia.

Nel 2009 con il trattato di Lisbona l’assetto CSDP fu nuovamente ristrutturato al fine di rientrare in un’ottica comprehensive approach dove componente politica, civile e militare potessero cooperare al fine di raggiungere una migliore gestione delle situazioni di crisi. Il trattato istituì lo European External Action Service (EEAS), un ente diplomatico “ibrido”, composto da diversi dipartimenti afferenti a diverse competenze, posto sotto la guida dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza.

L’ultimo recentissimo passo dell’Unione Europea in ambito di sicurezza riguarda la firma da parte di 23 paesi europei della PESCO, la Permanent Structured Cooperation, finalizzata al raggiungimento di una migliore integrazione degli stati europei in materia di difesa, che dovrebbe permette una migliore integrazione tra gli stati nella risposta alle crisi, ponendosi non come una minaccia per la NATO, ma come un rinforzamento strategico per l’UE.

EUFOR ALTHEA nel contesto della CSDP

Collocando la missione all’interno di questo quadro istituzionale, EUFOR-ALTHEA risulta un braccio dell’Unione Europea nella prospettiva di comprehensive approach entro la quale questa si muove. La missione risulta infatti inquadrata all’interno della CSDP europea. L’impegno dell’Unione Europea in Bosnia Erzegovina non è solo mosso verso una politica di difesa e sicurezza ma ricomprende anche una dimensione più ampia di sviluppo e diplomazia. Il contributo dell’EUFOR in questa ottica è quello di assistenza nella creazione delle condizioni affinché si raggiunga, come obiettivo a lungo termine, una Bosnia Erzegovina effettivamente stabile, pacifica, multietnica, in grado di cooperare pacificamente con le nazioni confinanti e definitivamente reindirizzata verso il processo di ammissione all’unione europea.

Il Rappresentante speciale UE (EUSR)[3], in diretta cooperazione con l’alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza(HR)[4], promuove il coordinamento generale politico strategico. I comandanti della forza europea si coordinano strettamente con l’EUSR della Bosnia Erzegovina al fine di assicurare l’armonia dell’operazione militare dell’unione europea con le più generali attività dell’UE in Bosnia Erzegovina.

Conclusioni

È chiaro come EUFOR- ALTHEA rappresenti il primo vero esperimento di una forza militare europea, una forza militare, che come ribadito dai rappresentanti dell’unione non mira ad essere concorrente della NATO, ma a rafforzare la componente europea presente in essa.

Con EUFOR si è cercato di stabilire un nuovo ruolo dell’Unione nel contesto internazionale, un’Unione Europea rafforzata dove tutte le componenti collaborano per il raggiungimento di un obiettivo comune.

Il contesto odierno non si presta più alla visione di conflitto o post conflitto del passato, dove componente militare e civile lavorano per compartimenti stagni. Oggi la gestione di una situazione di conflitto o di Post conflitto necessita di una cooperazione tra i vari strumenti diplomatico, militare e economico.

Ad oggi l’Unione Europea ha fatto notevoli passi e sta dimostrando di essere sulla giusta strada

Bibliografia

L’opération Althea en Bosnie-Herzégovine et la gestion européenne du «post-conflit», Nadège Ragaru, Les Études du CERI N. 139 - novembre 2007.

La Storia, volume 15- il mondo di oggi, pag. 201-213, La biblioteca di Repubblica, De Agostini, 2004.

Sitografia

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//NONSGML+TA+P6-TA-2004-0059+0+DOC+PDF+V0//IT

https://www.difesa.it/Content/semestrepresidenzaUE/Pagine/LaPoliticaEuropeadiSicurezzaeDifesa.aspx

https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/431/common-security-and-defence-policy-csdp_en

https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/Bosnia_EUFOR_ALTHEA/Pagine/default.aspx

https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_49217.htm?selectedLocale=en

http://www.euforbih.org/eufor/index.php

http://www.militairespectator.nl/thema/internationale-samenwerking/artikel/eu-military-staff-frog-boiling-water

[1]P6-TA (2004)0059 Risoluzione del Parlamento europeo sull’operazione militare “Althea“ dell’ Unione Europea in Bosnia Erzegovina

[2]SHAPE: Supreme Headquarters Allied Power Europe

[3]EUSR- carica oggi ricoperta da Lars-Gunnar Wigemark 

[4]HRVP: carica oggi ricoperta da Federica Mogherini