La diplomazia universitaria. Camminare a piccoli passi verso la pace e il dialogo

Colgo l’occasione per ringraziare tutti i relatori che sono intervenuti stamattina e credo che ci abbiano dato modo di avere interessanti spunti di riflessione. Sarò breve perché voglio lasciare spazio a voi ragazzi e alle vostre domande e riflessioni, anche alla condivisione di un pensiero, semplicemente.

Vorrei però dare un paio di riflessioni personali, da condividere con voi. Io collaboro con l’Associazione Europea di Studi Internazionali ormai da quattro anni e ritengo che grazie all’operato del Prof. Caneva e dei membri del comitato scientifico negli anni la nostra associazione è riuscita a creare una fruttuosa sinergia tra questi tre mondi, cioè tra forze armate, diplomazia e università. Inoltre grazie alle missioni che noi svolgiamo all’estero abbiamo compreso che le comunità internazionali sembrano aver recepito il messaggio di cui si è fatta portavoce la nostra associazione, ovvero che i giovani sono i futuri costruttori di pace, e che dunque dovranno avere la capacità di affermare e rafforzare la collaborazione virtuosa tra fazioni con dialogo e cultura. In quest’ottica nei prossimi mesi partiranno tre delegazioni di studenti AESI, che rispettivamente si recheranno negli Stati Uniti, in Russia e a Bruxelles. Quindi la nostra azione non è limitata a questi incontri che teniamo a Roma, ma siamo presenti anche all’estero. Ciononostante però ritengo che il cammino comunque sia ancora molto lungo.

Il dialogo tra forze armate, diplomazia e mondo accademico a mio avviso dovrebbe essere implementato in modo da accrescere questa consapevolezza tra tutti i giovani universitari. La scorsa settimana abbiamo avuto modo di approfondire la tematica oggetto di questo incontro durante il forum introduttivo, ed è emerso quanto sia importante e determinante il concetto di cooperazione. È il primo aspetto su cui ritengo che ci si debba soffermare. Il mondo in cui viviamo è afflitto da aree dove i concetti di pace, dialogo e cooperazione sembrano non essere mai esistiti. È indubbio che in determinate circostanze l’unica soluzione per la risoluzione del conflitto sia il ricorso all’utilizzo delle forze armate, e mi viene da dire purtroppo, coadiuvate poi dall’operato dei nostri rappresentanti diplomatici. Tuttavia, è singolare che il ruolo che potrebbero avere gli attori del mondo accademico al fine di ricostruire il tessuto sociale dilaniato in situazioni di conflitto e crisi non sia preso adeguatamente in considerazione.

In quest’ottica invece, avete avuto modo di vedere come delegazioni di studenti provenienti proprio da queste aree siano riusciti poi tra loro a capire ancor di più le problematiche che esistono nei paesi nei quali vivono, e c’era la percezione che volessero cambiare, che volessero promuove la pace e la cooperazione. Questi sono piccoli passi che poi speriamo in un futuro riescano a concretizzarsi realmente. Ritengo inoltre che avere l’opportunità di confrontarsi con rappresentanti di questi tre mondi come successo oggi, su tematiche di questa entità, sia abbastanza stimolante sia da un punto di vista intellettuale, perché comunque ci confrontiamo con realtà che poi possiamo ascoltare al tg o documentandoci, ma soprattutto credo a livello umano, perché la condivisione di testimonianze diretta, come questa per esempio raccontata dal Generale Catena, accresce in noi giovani la consapevolezza di ciò che è stato fatto ma soprattutto di ciò che potrebbe e dovrebbe essere fatto. Quindi colgo veramente l’occasione per ringraziare nuovamente l’AESI, il CASD e tutti i relatori intervenuti in questo seminario.

Grazie