Comunicare e Costruire l’Europa

Oggi per l’Europa è il tempo della instabilità e per questo l’Unione Europea deve parlare a una sola voce e con il cuore aperto. L’instabilità che ci travolge proviene da ogni confine geopolitico.

Un vento di crisi che arriva dal Medio Oriente dove le proteste in Iran, le tensioni a Gerusalemme, il regime turco e la minaccia dell’Isis aggravano un quadro geopolitico che da secoli è martoriato da continui scontri. Impossibile non citare la pressione migratoria crescente dall’Africa, in particolare quella occidentale, un continente che fatica ad autogovernarsi, ad autoalimentarsi, e che in molti casi ha difficoltà ad autoproclamarsi democratico. Problemi che si aggiungono alle guerre, ai cambiamenti climatici, alla corruzione e alla sovrappopolazione: si stima, infatti, che nel 2050 in Africa vivranno circa 4 miliardi di persone, quasi quattro volte la popolazione attuale. Tutto questo causa, come una reazione a catena, gli ingenti flussi migratori verso il nostro continente.

Un’instabilità che si è creata sul versante transatlantico con la nomina di un presidente degli Stati Uniti totalmente “out of establishment”, fuori dagli schemi del sistema politico interno americano, un sistema istituzionale basato sul “check and balance”, su “pesi e contrappesi”, che funziona nel non funzionare. Il presidente americano ha infranto i canoni classici della diplomazia ordinaria, aprendo la strada a una diplomazia digitale, quotidiana e immediata.

Uno scenario di incertezza, più o meno preannunciato, si apre sul fronte della Gran Bretagna, da quando il referendum del 2016 ha dato inizio al fenomeno “Brexit”. L’imminente uscita dello Stato britannico dall’Unione Europea crea un vuoto nel bilancio comunitario stimato per il 2019 di ben 40 miliardi di euro. La Gran Bretagna era uno dei cinque paesi dell’engagement geopolitico interno e ora la sua uscita dall’Unione Europea lascia vuoto un posto importante al tavolo dei “big”, un posto che deve essere ricoperto da altri e cui l’Italia deve puntare. L’Europa non può però dimenticarsi del Regno Unito: dovrà intavolare trattative, alleanze e mantenere i rapporti con uno dei partner internazionali più importanti.

Non necessariamente, però, la Brexit è una variabile negativa. Era, infatti, necessaria un’azione per creare una reazione: per questo, oggi più che mai, l’Unione Europea deve pensare al proprio futuro, alla propria composizione, al ruolo delle proprie istituzioni e al loro funzionamento. Nel maggio del 2019 si tornerà alle elezioni europee con la formula degli Spitzenkandidaten: riforma già adottata nel 2014, di fondamentale importanza per la partecipazione alla vita politica dell’Unione Europea che ancora oggi è troppo distante dai suoi cittadini.
L’obiettivo che l’Europa ha davanti a sé è trovare consapevolezza delle proprie radici e della propria identità al fine di individuare le risposte per il futuro a tutti questi interrogativi.
L’errore più grave del Parlamento Europeo sino ad oggi è stato quello di non essere riuscito a comunicare con i propri cittadini, come dimostrano i dati di decrescita in merito alla partecipazione giovanile e all’avvicinamento alle istituzioni in modo serio e consapevole. Il presidente Antonio Tajani ha realizzato grande progetto in questa direzione. Dobbiamo passare dalla produzione alla distribuzione: la comunicazione legislativa non è sufficiente, il messaggio legislativo non arriva alle persone. L’errore è di non cogliere le esigenze effettive dei cittadini europei, ma focalizzarsi su punti inutili e non essere capaci di dare risposte forti di politica estera, di difesa, di lotta al terrorismo. L’Europa non ha saputo imporsi a livello internazionale e farsi traino di altri paesi in tutti questi settori. Oggi quello che serve sono più risposte, più approfondite.

Ma se l’Europa è Bruxelles, abbiamo fallito. L’Europa siamo noi, siete voi; l’Europa è a Genova, a Torino, in tutte le università che con grande sforzo l’AESI è riuscita a coinvolgere in questo bellissimo progetto.

La soluzione alla distanza tra cittadini e istituzioni è creare spazi di dialogo e avvicinamento alle persone. Come ad esempio il Mini- Parlamentarium di Berlino, inaugurato nel maggio 2016 come una grande e difficile sfida, oggi assolutamente riuscita: al giorno vanta 450 visitatori e dalla sua inaugurazione circa 180mila sono le persone che vi hanno fatto visita. Il grande successo di questa iniziativa ha spinto anche la Francia a voler il proprio Mini- Parlamentarium, e così nel 2021 è prevista la sua inaugurazione a Parigi e si auspica che molti altri paesi seguano questa strada; e tra questi l’Italia, dove sta prendendo piede il progetto “Esperienza Europa” per realizzare anche a Roma il nostro Mini-Parlamentarium.

Ma qual è l’Europa che vogliamo fra trenta anni? È una domanda che dobbiamo farci e cui dobbiamo dare una risposta, considerando che oggi l’85% della legislatura nazionale è condizionata dalle scelte effettuate in sede europea. Per questo l’obiettivo è costruire con voi per far si che le sfide che l’Europa ha davanti a sé, sia di politica estera sia di ricerca dell’identità, possano essere vinte. Oggi conosciamo la nostra storia, abbiamo consapevolezza delle nostre radici, di chi siamo e da dove veniamo, ed è un fondamentale punto di partenza. Ma lo sforzo che ci viene richiesto è di riflettere su quello che vogliamo e di raggiungere consapevolezza di fare quello che all’Europa è chiesto di fare. Dobbiamo costruire una squadra vincente che abbia come obiettivo fare crescere l’Italia, perche un’Italia più presente in Europa è un’Europa più forte e consapevole della propria realtà. Con la Brexit viene meno un contro-bilanciamento di pesi nel sistema geopolitico interno: la Spagna sta vivendo un grave momento di crisi politica, la Francia è una realtà in evoluzione e non è ancora chiaro come il movimento “En Marche” si collocherà nel quadro europeo. Il nostro paese deve andare a occupare i ruoli lasciati da altri, deve andare a prendersi il suo ruolo entro le istituzioni europee.
I problemi sono molti, ma la ricetta è una: comunicare sì, costruire per.