Introduzione

Ringrazio molto il direttore di questa bellissima biblioteca e si dà il caso che ci conosciamo da tanti anni e non può iniziare il ciclo annuale se non c’è il saluto del direttore. Cercherò di essere breve anche per lasciare subito spazio agli altri interventi tra i quali quelli del Direttore dell’Ufficio in Italia del Parlamento Europeo ed il Consigliere Speciale per la Comunicazione della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia.

Il contributo che noi possiamo dare con i nostri Seminari di Studio AESI è quello di portare l’Europa di oggi a ricordare che essa non è una raccolta di numeri e di istituzioni, ma è fatta di persone. Purtroppo «…si nota come spesso qualunque dibattito si riduca facilmente ad una discussione di cifre, non ci sono i cittadini, ma ci sono i voti, non ci sono i migranti ma ci sono le quote, non ci sono i lavoratori ma ci sono gli indicatori economici, non ci sono i poveri ma ci sono le soglie di povertà…» (Papa Francesco, Re-Thinking Europe, 28 novembre 2017). Non ci sono i giovani che cercano un lavoro, ma il tema dell’occupazione giovanile. «…Il complesso della persona umana è così ridotto ad un concetto astratto, più comodo e tranquillizzante. Se ne comprende la ragione: le persone hanno i volti e ci obbligano ad una responsabilità reale, personale. Le cifre ci occupano con ragionamenti, anche utili e importanti, ma rimarranno sempre senz'anima. Ci offrono quindi l’alibi di un disimpegno perché non ci toccano mai nel profondo dello spirito…» (Ibid.). Alla fine, chiarirò da chi provengono queste parole, perché non sono mie direttamente. «…Riconoscere all'altro di essere una persona significa valorizzare ciò che ci unisce a lui, essere persone ci lega agli altri, ci fa sentire comunità…» (Ibid.). Qui siete una bellissima comunità. Noi possiamo portare nel futuro dell’Europa la riscoperta del senso di appartenenza ad una comunità. Quindi persona e comunità. «…Non a caso i padri fondatori del progetto europeo scelsero proprio tale parola per unificare il nuovo soggetto politico che andava costituendosi: la comunità è il più grande antidoto agli individualismi che caratterizzano il nostro tempo, a quella tendenza diffusa oggi in occidente a concepirsi e vivere in solitudine. Si fraintende il concetto di libertà interpretandolo quasi come fosse un dovere di essere soli. Sciolti da qualsiasi legame siamo andati costruendo una società sradicata, priva di senso di appartenenza e di eredità. E per me questo è grave…Oggi tutta l’Europa, dall’Atlantico agli Urali, dal Polo Nord al Mare Mediterraneo non può permettersi di mancare all'opportunità di essere innanzitutto un luogo di dialogo sincero e costruttivo, in cui allo stesso tempo tutti i protagonisti hanno pari dignità. Siamo chiamati ad edificare un’Europa nella quale ci si possa incontrare e confrontare a tutti i livelli, in un certo senso come era già l’Agorà antica…» (Ibid.).
Bisogna assolutamente considerare a questo proposito anche il ruolo positivo e costruttivo in generale della letteratura, della Storia, ma anche della religione. «...Penso ad esempio al contributo del dialogo che ci può essere, anche a livello inter religioso. Purtroppo, un certo pregiudizio laicista ancora in auge non è in grado di percepire, quale valore positivo per la società, il ruolo pubblico e oggettivo della religione, preferendo relegarla ad una mera sfera privata e sentimentale. Si instaura così il predominio di una scelta o pensiero unico, assai diffuso nei contesti internazionali, che vede nell'affermazione di un’identità religiosa un pericolo per sé e per la propria egemonia…» (Ibid.). Ci sono tante altre realtà, che oggi non possiamo approfondire molto ma sicuramente lo faremo più avanti, ma purtroppo oggi notiamo che «…al dialogo si sostituisce una contrapposizione sterile che può anche mettere in pericolo la convivenza civile, o un’egemonia del potere politico che ingabbia e impedisce una vera vita democratica. In un caso si distruggono i ponti e nell'altro si costruiscono i muri e oggi l’Europa conosce ambedue… [Siamo chiamati] a favorire il dialogo politico specialmente laddove esso è minacciato e sembra prevalere lo scontro. [Siamo chiamati] a ridare dignità alla politica, intesa come massimo servizio al bene comune e non come una occupazione di potere. Ciò richiede anche un’adeguata formazione perché la politica non è l’arte dell’improvvisazione, bensì un’espressione alta di abnegazione e dedizione personale a vantaggio della comunità…» (Ibid.).
Ragazzi voi siete qui perché io mi auguro come tutti noi del comitato scientifico, che possiate essere delle persone che contribuiscono realmente al futuro dell’Europa. «…Essere leader esige studio, preparazione, esperienza… [Poi dobbiamo pensare alla solidarietà], essere comunità implica infatti che ci si sostenga a vicenda…Un’Unione Europea che nell’affrontare le crisi non riscopra il significato di un’autentica comunità che si sostiene e si aiuta, non solo perderebbe una delle sfide più importanti della sua storia, ma anche una delle più grandi opportunità del suo avvenire. [Bisogna riscoprire] la solidarietà, quella parola che tante volte sembra si voglia cacciare dal dizionario…linfa vitale di una comunità viva e matura…» (Ibid.). L’AESI è convinta profondamente davanti alle istituzioni europee, che il futuro politico dell’Unione Europea ha una sola dimensione umana, sociale e politica, cioè la Solidarietà. Per questo ogni giovane cittadino europeo, si deve sentire responsabile nel promuovere una vera cultura della solidarietà in favore della persona umana e del bene comune.
L’AESI si impegna in questo progetto e rivolge il suo messaggio alle nuove generazioni chiedendo loro di promuovere una nuova Europa partendo dalle sue radici. Senza radici non c’è futuro, signori.  Chi cancella le radici sono i dittatori. Da una parte e dall’altra. Nelle università ideologiche e nelle università di massa. Le radici sono un fatto vitale per il futuro affinché si conservi la nostra identità. Noi abbiamo un’identità. Essere cittadini europei significa partecipare ad un progetto comune che ci impegna tutti personalmente e che richiede un forte motivazione umana e professionale senza la quale non si riuscirà a ottenere risultati concreti.
L’AESI si adopera affinché fra i giovani la politica ritrovi la sua profonda dimensione antropologica e non sia un qualcosa per occupare spazi di potere, come dice Papa Francesco, al quale mi sono ispirato nel mio discorso, ma un processo di sviluppo.