Il Ruolo della Russia nel Mediterraneo

La moltitudine di popoli, lingue e culture che da sempre contraddistingue il bacino del Mediterraneo, ne ha nel corso dei secoli plasmato la fisionomia geopolitica, i cui lineamenti sono il prodotto di un’atavica condizione d’instabilità, condizionata da paesi che così come stringevano rapporti diplomatici, altrettanto davano vita ad atroci scenari di guerra. In tempi recenti si è assistito all’interessante sviluppo di due fenomeni ben precisi che tendono sempre più a fondersi, facendo sentire il loro peso nello scenario internazionale: la persistente situazione di crisi in quei paesi del Mediterraneo direttamente interessati da conflitti bellici e conseguenti crisi politiche e umanitarie, e il ruolo sempre più penetrante della Federazione Russa su molteplici fronti proprio in quest’area dalla fondamentale importanza strategica; zona del mondo che tocca tre continenti, decine di nazioni e un’infinità d’interessi militari, politici, economici e culturali.

Il nostro Ministro degli Esteri Angelino Alfano, durante il recente forum Rome MED 2017, ha sottolineato che per quanto la situazione del Mediterraneo sia difficile, è proprio in quest’area che si gioca buona parte della sicurezza globale, aggiungendo come l’Italia, meglio di chiunque, ne conosce il “linguaggio” e quindi può proporsi come protagonista per farne comprendere il significato in nome della pace, della crescita e della prosperità per la nostra regione e per il mondo (Alfano, 2017).

Di conseguenza, è facile apprezzare quale e quanta sia l’importanza delle relazioni diplomatiche con un paese, come la Russia, che negli ultimi anni ha intrapreso una politica fortemente orientata a una presenza costante nel Mediterraneo, non solo dal punto di vista economico, ma anche militare. Recentemente la Russia ha ridisegnato la propria strategia marittima fino al 2030. È prevista un’adeguata presenza militare nel Mediterraneo al fine di contribuire a garantire per quest’area strategica stabilità e pace (Zonova, 2018). Nello stesso tempo la Federazione è interessata a sviluppare una politica di “soft power” orientata a incrementare i rapporti economici e di collaborazione scientifica con i paesi del bacino del Mediterraneo, tra cui figura l’Italia, come confermato in un’intervista esclusiva da Tatiana Zonova, responsabile del Department of Diplomacy dell’Istituto Statale di Mosca per le relazioni internazionali. Gran parte di questa sempre crescente ascesa della Russia sullo scenario internazionale, e più di recente nel Mediterraneo, si deve alla capacità del Presidente Vladimir Putin di sfruttare sia i vuoti e gli errori statunitensi, sia il pragmatismo cinese, conquistandosi così un ruolo chiave in Siria e ritrovando la centralità nello scacchiere mondiale, anche facendo dialogare paesi sotto la lente d’ingrandimento quali Iran e Turchia. Ciò è la prova che d’ora in poi in Medio Oriente, e nel bacino del Mediterraneo in particolare, bisognerà tenere la Russia in forte considerazione, poiché quest’ultima sta cambiando gli equilibri dell’area, il tutto in un pragmatico accordo con l’America di Donald Trump e con la Cina di Xi Jinping, nonché sotto l’egida delle Nazioni Unite (Moscatelli, 2018).

La posizione italiana ricavabile dal dossier siriano, altro scenario che vede la Russia protagonista dal 2015, è di consapevolezza sulla necessità del dialogo, in quanto una soluzione politica durevole al conflitto siriano passa necessariamente da Mosca. Tale posizione, ispirata ai valori del dialogo e del realismo, è stata proposta anche nelle riunioni G7 di Lucca e Taormina (Farnesina, 2017).

Analizzando i rapporti strategici russi con i paesi dell’area mediterranea, è possibile rendersi conto di come Putin ambisca a presentare la Federazione Russa quale superpotenza de facto sullo scenario internazionale, considerando anche l’impegno nella lotta al terrorismo di matrice islamica e l’enorme potenza economica derivante dagli scambi commerciali ed energetici.

Oltre all’intervento militare in Siria, si segnalano i rapporti diplomatici con Libia, Egitto, Turchia e il sempre maggiore interesse politico verso Israele e strategico a Cipro, quest’ultimo dimostrato dalla richiesta per la costruzione di basi logistiche sull’isola; attualmente le uniche basi navali russe nel Mediterraneo sono quelle di Tartus e Khmeinim in Siria. Queste ultime rafforzano la presenza della Federazione nell’area, grazie anche al rinnovato rapporto con la Turchia, che garantisce la libera navigazione delle navi militari russe (Figuera, 2017).

Bisogna rilevare a margine di questo discorso, come dal punto di vista dell’Alleanza Atlantica il Mediterraneo sia un’area gestita dalla NATO. La presenza statunitense nell’area ovviamente vincola tutte le potenze geograficamente interessate, compresa l’Italia, a delle politiche che guardano a Washington piuttosto che agli interessi degli stessi paesi mediterranei, come dichiarato da Tiberio Graziani, presidente dell’ISAG. Egli però segnala anche come Mosca si sia fatta carico delle responsabilità che i paesi europei non hanno preso, e di come si stia portando avanti lo schema del prendere l’iniziativa per risolvere la crisi, così come avvenuto in Siria e in Libia. Inoltre sottolinea come la Russia, con le sue iniziative basate anche su interessi scientifici ed economici, segua una politica di cooperazione e sviluppo, attivando canali diplomatici nella ricerca di soluzioni condivise sugli aspetti geostrategici per la sicurezza del Mediterraneo.

Tale “soft power”, prima citato, riguarda anche gli interessi culturali, tra cui una proficua collaborazione di studio, nella quale l’Italia può inserirsi con ottime aspettative, in quanto è già in atto uno stretto rapporto nei settori più avanzati della ricerca tecnologica. Il 2018 sarà l’anno delle stagioni culturali russe in Italia, a dimostrazione dei solidi rapporti di questo tipo tra i due paesi; la Federazione estenderà tale iniziativa ad altri partner europei (Zonova, 2018).

Infine, nonostante le forti tensioni tra Russia e paesi NATO a partire dalla crisi di Crimea nel 2014 (Peel e Acton, 2018), bisogna tener conto, in un’ottica di futura cooperazione e mantenimento della pace, dell’importanza geopolitica dell’operato russo e del peso militare sempre maggiore anche nel Mediterraneo. Pertanto l’unica soluzione lungimirante sullo scenario internazionale, è quella di un dialogo diplomatico e aperto con Mosca, proponendo sempre maggiori iniziative di collaborazione con spirito produttivo e propositivo, onde contribuire come possibile a evitare pericolose crisi tra le grandi potenze, apparentemente sempre dietro l’angolo.

L’Italia può e deve sfruttare una posizione geografica unica nel suo genere, insieme alle sue tante eccellenze nei settori culturali e scientifici, da sempre oggetto d’attenzione dei grandi attori della scena geopolitica mondiale, tra cui come appunto la Federazione Russa.

 

Riferimenti Bibliografici

Alfano A. 2017. Prefazione a Rapporto MED “La strategia italiana nel Mediterraneo”. A cura di Farnesina. http://www.esteri.it/mae/resource/doc/2017/12/med-maeci-ita.pdf.
Farnesina. 2017. Rapporto MED “La strategia italiana nel Mediterraneo”. http://www.esteri.it/mae/resource/doc/2017/12/med-maeci-ita.pdf.Figuera P. 12 giugno 2017. “Tutti gli interessi della Russia nel Mediterraneo”. https://www.tpi.it/2017/06/12/tutti-interessi-russia-medio-oriente/
Moscatelli O. 30 gennaio 2018. “Vladimir Putin, lo zar che ha riportato la Russia al ruolo di superpotenza”. http://espresso.repubblica.it/internazionale/2017/12/06/news/vladimir-putin-lo-zar-che-ha-riportato-la-russia-al-ruolo-di-super-potenza-1.315614.
Peel M. e Acton M. 7 gennaio 2018. “Ecco i pericoli per la Nato nel confronto con Mosca in Europa”. http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2018-01-06/i-pericoli-la-nato-confronto-la-russia-europa-orientale--160638.shtml?uuid=AEwZFLdD&refresh_ce=1.
Zonova T. 8 gennaio 2018. “Il ruolo della Russia nel Mediterraneo”, di Cossu A. http://it.sputniknews.com/opinioni/201801085489291-tatiana-zonova-intervista-russia-nel-mediterraneo/.