Saluti

Rivolgo innanzitutto un benvenuto ai nostri relatori, a partire dal professor Caneva. Per me è sempre un piacere potervi ricevere qui. Oggi, affrontate un tema molto importante, la diplomazia e le crisi del mediterraneo, un tema che racchiude un termine che purtroppo oggi è imprescindibile quando si parla di politica estera: le crisi. Antonio Gramsci diceva che la crisi nasce da un periodo di interregno tra un mondo che sta morendo e un mondo che ancora non riesce a nascere e da questa constatazione traeva la conclusione che in fondo l’interregno è un periodo di caos. Ed è perfettamente quello che viviamo tutti i giorni.

Questa è l’era in cui viviamo: un’era caotica di incertezze di situazioni complesse, è un’era ossia a cu fa difetto la semplicità. Constantin Brâncuși diceva che la semplicità è una complessità risolta. Mi scuserete per questa doppia citazione in così pochi secondi, ma è una citazione che amo molto perché credo racchiuda un po’ l’essenza del lavoro diplomatico e un po’ forse possa anche aiutare a trovare una risposta al tema del vostro seminario. Cioè se la semplicità è una complessità risolta, qual è il ruolo della diplomazia di fronte ad una crisi, come quella del Mediterraneo? Il ruolo della diplomazia è proprio quello di sciogliere la crisi, di andare all’essenza, comprendere i fenomeni per quello che sono nella loro essenza, privi di tutti quegli orpelli che ci rendono più complesso identificare la strada per una soluzione.

Io credo che questo sia un lavoro affascinante. Semplificare infatti non significa banalizzare, né semplificare fa rima con superficiale. Vi sarà capitato di dover semplificare, magari per spiegare qualcosa che conoscete bene e che è un po’ complesso a qualcuno che invece non conosce quel tema, e avrete di sicuro fatto esperienza di quanto è difficile semplificare questioni complesse. Che cosa bisogna avere allora per poter giungere a semplificare questioni complesse e quindi a comprendere delle crisi ed a cercare delle strade per risolverle? Bisogna avere conoscenza, bisogna avere il tempo di approfondire, bisogna avere la voglia e direi anche la curiosità di capire i fenomeni. Ed è per questo che oggi siete qui.

Alla Farnesina esiste una unità per la formazione, proprio nella consapevolezza che anche il diplomatico ha bisogno di continuare a nutrirsi, di continuare a conoscere, di continuare ad approfondire per poter affrontare le crisi, sempre più complesse, che oggi siamo chiamati a risolvere.

Permettetemi di concludere con un brevissimo appello, dal momento che vedo qui, come ospiti, dei relatori che credo abbiano fatto della loro vita uno strumento per sbrogliare le crisi. Grazie al professor Caneva state facendo un percorso molto importante, un percorso in cui probabilmente state imparando cosa significa occuparsi di politica estera. La Farnesina ha sempre bisogno delle menti migliori che le nostre università producono. Abbiamo bisogno di giovani che non hanno paura di approfondire, di studiare di restare a lungo negli anni con la testa concentrata sui grandi fenomeni internazionali, abbiamo bisogno di giovani curiosi, abbiamo bisogno di ragazze, che portino il loro approccio alla soluzione delle crisi. Non lo dico io, ma sono le Nazioni Unite a sostenere che le donne possono portare alla soluzione delle crisi delle prospettive diverse.

Dunque se domani, al termine del percorso che vi sta facendo fare il professore, avrete voglia di pensare alla carriera diplomatica venite da me venite a trovarmi, venite a scoprire più da vicino che cosa potrebbe significare per voi questa carriera, che comincia come vi dicevo prima con un periodo di grande studio e approfondimento. Il concorso diplomatico è uno dei più seri e complessi della pubblica amministrazione ma porta ad una vita incredibile come i miei colleghi ben sanno.

Quindi benvenuti e buon lavoro!