L’economia solidale europea: successi e limiti

L’Europa risulta attualmente il primo donatore mondiale di aiuti allo sviluppo ed esercita un ruolo attivo nelle varie sedi decisionali, quali G7, G20 E CAS (Comitato di Aiuto allo Sviluppo), incaricate porre in essere strategie. 

In seno all’Unione Europea queste sono formulate mediante “programmi geografici”, ovvero programmi di cui singoli paesi o regioni beneficiano e “programmi tematici”, cioè programmi attraverso i quali l’Unione Europea focalizza la sua azione su determinati settori, e che spesso coinvolgono più regioni.

I programmi tematici comprendono:

  • lo strumento europeo per la Democrazia e i diritti umani, i cui obiettivi sono instaurare e rafforzare la democrazia e lo stato di diritto, protezione dei diritti umani e lelle libertà fondamentali;
  • lo strumento di Partenariato, il cui compito è promuovere gli interessi Europei in ambito internazionale;
  • lo strumento per la collaborazione in campo nucleare, che si occupa di stabilire misure di sicurezza inerenti a materiali radioattivi posseduti da paesi non Europei;
  • lo strumento per la stabilità e la pace, il cui ruolo è garantire misure di sicurezza in aree soggette a crisi e/o conflitti armati.
  • ridurre la povertà e la fame del mondo
  • assicurare l’istruzione primaria per tutti
  • ridurre la mortalità infantile
  • migliorare la salute materna
  • combattere l’HIV/AIDS e altre malattie endemiche
  • assicurare la sostenibilità ambientale
  • partecipare ad un partenariato globale per lo sviluppo

Questi strumenti fanno capo alla Commissione e sono finanziati direttamente dall’Unione Europea. Dati preliminari dell'OCSE indicano che nel 2016 l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) fornito dall'Unione Europea e dai suoi Stati membri ha raggiunto 75,5 miliardi di euro, equivalenti allo 0,51% del reddito nazionale lordo (RNL) dell’UE, livello più elevato della storia.

L’Unione Europea, in linea con gli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM) definiti nel 2005, mira a:

Nonostante gli ingenti finanziamenti Europei per lo sviluppo tuttavia, tali obiettivi richiedono sforzi maggiori; il Commissario UE per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo Neven Mimica ha infatti dichiarato di voler procedere in tal senso.

Questa necessità di far evolvere il finanziamento dello sviluppo per sostenere l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è stata convenuta nel programma d'azione di Addis Abeba, durante la terza conferenza intergovernativa del 2015 tenutasi nella capitale; il suddetto programma prevede inoltre obiettivi quali la parità di genere, lotta a traffici e pratiche illegali, incentivi a piccole e medie imprese nei paesi partner, salvaguardia dei diritti umani.

Per raggiungere gli obiettivi prefissatisi attraverso i suddetti programmi tematici, l’Unione Europea punta a rafforzare la complementarità delle politiche e coordinare l’azione dei suoi Stati membri, attraverso una programmazione pluriennale congiunta, che oggi è esplicitata nel Nuovo Consenso Europeo in materia di sviluppo. Sottoscritto a maggio 2017 sotto forma di dichiarazione congiunta in sostituzione del precedente Consenso Europeo (pubblicato il 26/02/2006), per la prima volta si applica in tutti i suoi elementi a tutte le istituzioni e tutti gli Stati membri che si sono impegnati a collaborare più intensamente.

Nel Nuovo Consenso Europeo viene ribadito che, come nel 2006, l’obiettivo principale dell’Unione è eliminare la povertà e, più precisamente, che l’intervento dell’Unione sarà diretto principalmente a cinque settori, le c.d. “cinque P”:

  • people: il benessere delle popolazioni beneficiarie implica elementi prettamente materiali come la lotta alla malnutrizione, ed elementi sociali, definiti talvolta trasversali, come l’inclusione di giovani generazioni attraverso la promozione della loro partecipazione all’economia e alla progettazione. Il Nuovo Consenso Europeo mira inoltre ad assicurare la partecipazione delle donne al processo decisionale e infine, garantire la protezione di migranti e rifugiati.
  • planet: incentivare l’uso delle fonti rinnovabili ed ovviare al problema della mancanza di energia in alcune aree, nel contesto del principio “polluter pays”.
  • prosperity: mobilitazione e utilizzo di risorse nazionali nel caso di economie emergenti aventi un discreto grado di sviluppo, nella prospettiva di ridurre la loro dipendenza da aiuti internazionali e rinforzare il contratto sociale tra governi e cittadini. La trasformazione economica permetterà la creazione di posti di lavoro, servizi pubblici e protezione sociale, obiettivi da raggiungere attraverso politiche solide e coerenza di strategie, avente come base il consenso dei paesi partner interessati e che implichino un incentivo agli investimenti del settore privato in tali paesi. Per raggiungere tali obiettivi, l’Unione Europea intende supportare l’iniziativa di Addis Abeba riguardante politiche fiscali (Addis Tax Initiative), che dovranno necessariamente essere complementari, e in secondo luogo indirizzando investimenti in paesi partner partendo dai fondi per lo sviluppo sostenibile, assistenza tecnica e progetti congiunti.
  • peace: Presupposto è la democrazia, ruolo centrale delle leggi. L’UE intende supportare iniziative che combattano forme di corruzione e che introducano più trasparenza, nonché una governance a più livelli (locale, regionale ecc.), favorire il dibattito politico ecc.
  • partnership: specifiche con più soggetti interessati a prescindere dal loro grado di sviluppo, ai quali si chiede di migliorare l’azione concreta. Ciò implica, nella logica UE, un coinvolgimento di settori anche della società civile allo scopo di sviluppare risposte strategiche flessibili attraverso conoscenze condivise e analisi congiunte.

È tuttavia necessario criticare alcuni elementi dell’operato UE che ne limitano l’efficacia, ad esempio in tema di immigrazione (oggetto del primo obiettivo del Nuovo Consenso Europeo): dati preliminari dell’OCSE rivelano a riguardo l’ aspetto non trascurabile che 11 paesi membri dell’UE nel 2016 hanno speso più del 10% degli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) per l’accoglienza rifugiati, in Italia e Grecia tali spese hanno raggiunto il 20%; non sono stati tuttavia istituiti due fondi diversi ma, semplicemente, una parte dei fondi destinati all’aiuto allo sviluppo non è stata utilizzata (si ricordi infatti che i fondi per la tutela dei rifugiati vengono considerati come aiuti allo sviluppo solo per il primo anno di permanenza del rifugiato in questione nel territorio in cui arriva).

Sono poi menzionabili contraddizioni riguardanti sostegno che l’Unione Europea dovrebbe dare alla partecipazione della società civile, invece di finanziare e portare avanti strette partnership con paesi in cui essa resta molto debole e spesso riguarda solo alcuni settori, come l’agricoltura. Il processo di selezione dei rappresentanti della società civile risulta peraltro poco chiaro in alcune regioni, e anche comprendere i reali e molteplici bisogni di alcuni paesi partner resta difficile.


Riferimenti Bibliografici

Commissione Europea. Comunicato stampa. “L'aiuto pubblico allo sviluppo dell'UE raggiunge il livello più elevato da sempre”. Bruxelles. 11 aprile 2017.
Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite. 8 settembre 2000.
Guida all’Europrogettazione. “Programmi per la Cooperazione dell’UE con i paesi terzi”.
“Nuovo Consenso Europeo in materia di sviluppo”. 7 giugno 2017