La solidarietà europea, un’alternativa al liberismo senile

Vi sono degli strumenti che ci ha dato il dott. Calaprice che io tradurrò in chiave storica. Qual è questa traduzione? È il fatto che, più o meno dagli inizi degli anni ’90, la parte vincente del mondo, quella che si definiva capitalista e anche l’Italia, ha imboccato una strada. Questa strada è quella soprattutto del pareggio di bilancio che, come sapete tutti dai vostri studi, è uno dei grandi temi della politica economica liberale classica, cioè quello dei conti pubblici in pareggio. E poi intorno a questo si è costruita tutta una serie di politiche, e anche di obblighi per gli stati, tradotti a livello di Unione Europea, pensando che questo avrebbe dato un certo benessere, un certo progresso, apertura e questo non è che può essere del tutto smentito; è chiaro che le politiche precedenti, che erano più politiche di spesa pubblica, hanno portato il bilancio degli stati ad essere fortemente inficiato dal debito pubblico, quindi – non guardando solo il caso italiano ma guardando anche altri casi – in qualche modo, questo tipo di politica ha portato dei cambiamenti anche positivi. Questo si è incrociato con tutta una serie di altri elementi, che hanno portato a far vedere un’economia chiusa, in sostanza ai due pilastri Atlantici, cioè Nord America e Europa Centro-occidentale, in funzione un po’ ancillare, ma improvvisamente, tra metà degli anni ’90 e primi anni del nostro secolo, il mondo si è modificato, è cambiato nel volgere di solo un decennio.

In più si sono modificate anche altre “sensibilità”, oppure sono emerse delle esigenze che, a parte il dibattito scientifico, sembrano evidenti, cioè il discorso che non si può focalizzare tutto il benessere umano sulla crescita economica esponenziale. E c’è anche la necessità di una valutazione del giusto mezzo: tra l’uso delle risorse e la loro scarsezza, l’ambiente e il punto fino a cui questo sviluppo può essere tradotto in termini di ambiente. In questo dibattito e con questa sensibilità poi si inseriscono non solo gli economisti ma anche le grandi figure religiose, non solo il Papa, non solo l’enciclica Laudato sii, che entra fortemente in questo ambito e che in qualche modo va a incidere quel nucleo fondamentale del pareggio di bilancio e sviluppo, uno sviluppo economico più spinto.

Certi parametri iniziano a vacillare, e nelle varie elezioni, che vengono sentite in qualche modo come un burgus per l’identità finora costruita a livello europeo, quello che più viene messo in risalto – anche se la stampa evidenzia il discorso di alcune posizioni un po’ xenofobe, oppure di chiusura, o forse troppo tradizionaliste (poi bisogna vedere “troppo” rispetto a che cosa) – è un sostanziale risentimento verso le politiche che sono state messe in campo finora e il desiderio di realizzare una certa flessibilità rispetto al peso considerevole del pareggio di bilancio.

Ora, il discorso può essere questo che ci ha suggerito fin da subito il dottor Calaprice, cioè la solidarietà. Quindi chi sta meglio in qualche modo, aiuta chi sta peggio perché poi potrebbe stare peggio lui in un momento successivo, e quindi la solidarietà può essere un elemento “a corrente alternata” per i vari paesi. Però oltre a questo bisogna senz’altro ripensare le politiche, cioè quella del liberismo, per così dire, ma soprattutto le politiche di stretto controllo del bilancio iniziano a scricchiolare, o dei tagli indiscriminati alla spesa pubblica. Iniziano a tentennare perché mettono in crisi proprio la solidarietà; vi sono elementi che sono alla base dello sviluppo, che non sono solo il dimensionamento continuo della produzione industriale, si pensi ad esempio al fatto che gli 80 miliardi per ricerca e sviluppo impiegati nel bilancio dell’Unione Europea e citati poco fa sembrano non essere sufficienti. La ricerca e lo sviluppo partono da noi, partono dall’Università e in qualche modo anche da voi, e poi volano per tutto il resto.

Il 66% del bilancio comunitario (prima il 75%, oggi un po’ meno) sarà destinato alle politiche agricole, cioè alla PAC. Bisognerebbe vedere se si tagliasse un altro pezzetto che cosa metteremmo in tavola; oggi c’è qualche marca di pasta che ancora produce per fornirci quel che mangiamo ogni giorno, che produce col grano del tavoliere delle Puglie e in parte della pianura Padana, ma diversamente dovremmo rifornirci solo del grano ucraino o canadese, con tutti i problemi che stiamo scoprendo per la nostra salute. Nel bilancio comunitario bisogna aumentare la contribuzione degli stati, e senz’altro dal punto di vista della difesa questo dovrebbe essere possibile perché la difesa adesso ha un quarto pilastro. Si tratta di difesa anche di tipo cibernetico e le spese sono certamente ingenti ma è meglio partecipare tutti quanti insieme alla spesa su quel tipo di difesa, anche se poi ci accorgiamo che, basta un Gheddafi in Libia (come abbiamo visto nel seminario precedente) a far subentrare i piccoli interessi nazionali di potenze che sono state grandi e non lo sono più e che devono ragionare appunto come potenze che invece si muovono insieme.