Nuovo Peacekeeping: Cooperazione tra Diplomazia, Forze Militari ed Università

L’insieme di università, forze militari e diplomazia costituisce la triade vincente della nuova geopolitica internazionale. Se da un lato è stata consolidata e incoraggiata la cooperazione tra forze militari e diplomazia, dall’altro si è venuta a creare una cortina di ferro che isola il mondo dell’università da quello delle forze armate.

La collaborazione tra forze armate e diplomazia, rodata ormai da molto tempo, potrebbe sembrare più agevole rispetto alla possibilità di avvicinare, in un’ottica cooperativa, il mondo militare e quello accademico. Prevale spesso l’errata convinzione che il mondo universitario sia troppo distante dal mondo militare. Tuttavia, non è così e non lo è più già da un po’ di tempo; con orgoglio posso affermare che AESI ha colto fin dalla sua nascita la necessità di avvicinare questi mondi che concorrono al successo delle operazioni di pace, le cosiddette peacekeeping operations, dando adeguata rappresentazione delle componenti che animano la nostra nazione e dei valori di cui esse sono portatrici nelle comunità internazionali.

Discutere di peacekeeping quando si parla di pace, di dialogo tra i popoli, di solidarietà potrebbe sembrare poco consigliabile. Come si può pensare di portare la pace con le forze armate, che per definizione sono dedite alla guerra? Ma, come scrisse Sant’Agostino nella lettera indirizzata a Bonifacio: “Non si cerca la pace per provocare la guerra, ma si fa la guerra per ottenere la pace“.

Pertanto, se le forze militari sono prettamente deputate allo svolgimento delle azioni militari e se la diplomazia è volta in special modo ad evitare o ridimensionare tali azioni, l’università svolge un ruolo imprescindibile di sostegno e supporto nella fase di ricostruzione civile, al fine di migliorare la capacità di resilienza delle popolazioni afflitte da conflitti.

L’AESI è in parte riuscita nel proposito di avvicinare questi mondi apparentemente distanti, creando una fruttuosa sinergia tra forze armate, diplomazia ed università e le comunità internazionali sembrano aver recepito il messaggio di cui l’AESI si fa portavoce da molti anni, ovverosia che i giovani sono i futuri costruttori di pace e dunque dovranno avere la capacità di affermare e rafforzare la collaborazione virtuosa tra azione, dialogo e cultura.