Geopolitica e crisi internazionali: analisi e sfide

L’attuale scenario internazionale è caratterizzato da almeno tre diverse aree di faglia geopolitica, ovvero zone in cui vi sono delle situazioni di confronto che posso colpire i nostri interessi vitali. Una prima area corrisponde a quella dell’Estremo Oriente e del Pacifico. Circa il 50 percento dei traffici marittimi di beni intermedi e dei traffici petroliferi transita per il Mar Cinese Meridionale e Orientale, definendo pertanto un’area assolutamente vitale. La Cina è preoccupata di poter garantire questi flussi e si ritiene che abbia anche la capacità, in situazioni di conflitto, di poter inibire tali scambi. Non a caso il potenziamento militare cinese è corrisposto ad un potenziamento delle capacità militari della Corea del Sud, del Giappone, del Vietnam e dell’Indonesia. Poi dobbiamo considerare la Corea del Nord, che pur essendo un alleato cinese si sta dotando di vettori per proiettare la propria capacità nucleare, operazione cui gli Stati Uniti hanno risposto installando a loro volta i propri missili. Ciò d’altro canto, ridimensiona le prospettive cinesi e la convinzione di poter pienamente esercitare la propria deterrenza.

Lo scacchiere mediorientale è conteso principalmente da tre potenze regionali: l’Iran, la Turchia, interessata a stabilizzare l’area per accrescere la propria posizione in termini geopolitici e geoeconomici, e l’Arabia Saudita, che invece intende arrestare l’avanzata iraniana verso Occidente, in Siria ed in Libano. In questo complesso intrico di relazioni di potere, si inseriscono le posizioni e gli interessi delle grandi potenze. Gli Stati Uniti sono oggi meno interessati al Medio Oriente per la riduzione degli approvvigionamenti energetici, ma sono interessati a difendere Israele ed i rapporti storici con altri paesi dell’area. La Russia, tradizionalmente proiettata verso i mari caldi, ha recentemente riattivato la propria presenza. Si parla poco della Cina in Medio Oriente, dove quest’ultima coltiva interessi prettamente di natura energetica, ma più in generale di natura economica: la costruzione di una nuova via della seta non può prescindere dalla stabilizzazione delle zone di conflitto. Infine dobbiamo considerare l’Europa, preoccupata dalla gestione del fenomeno migratorio e costantemente in allerta per l’inasprirsi delle violenze, che favoriscono la diffusione del terrorismo islamico e che minacciano qualsiasi tipo di sbocco per i sistemi produttivi.

La terza ed ultima area di faglia è rappresentata dall’Europa orientale. La Russia intende recuperare l’influenza perduta a seguito dell’estensione ad Est dell’Alleanza Atlantica. All’attivismo russo di recupero, dallo spirito revanscista o revisionista, si oppone la reazione della Polonia e degli altri Paesi dell’Europa orientale. Anche l’Europa occidentale, benché la Russia rappresenti un importante partner economico, mira a contenere la destabilizzante penetrazione russa.

In questo contesto, l’elezione del Presidente Americano Trump ha introdotto un elemento di incertezza rispetto a varie questioni aperte, come ad esempio i cambiamenti climatici e l’impatto che questi ultimi hanno sui conflitti e sui movimenti di popolazione (specialmente in Africa), il protezionismo economico, la proliferazione di armi di distruzione di massa. A tutto ciò si aggiunga, la possibilità, seppure remota, di un progressivo sgretolamento delle relazioni tra Europa e Stati Uniti.

L’Italia potrà giocare la propria partita soltanto se opererà nell’ambito dell’integrazione europea, la sola prospettiva vincente per gestire le crisi che abbiamo evidenziato e garantire la stabilità, per esempio andando verso una collaborazione sempre più stretta tra i Paesi che lo vogliano. L’azione europea potrà essere efficiente soltanto mettendo insieme le forze e operando sinergicamente per costruire una capacità di difesa comune.