"Il Lavoro Deve Essere il Patrimonio dell'Umanità in cui Viviamo"

Il problema dell'etica e del lavoro è una questione molto antica. In particolare, sulla base della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (1948) sono state emanate diverse linee guida. L'OCSE, in primo luogo, con riferimento alla società e alle imprese internazionali, ha parlato dei diritti del lavoratore. Nella sua ultima versione del 2000, anche se non si faceva riferimento ai diritti umani, l'OCSE stessa ha tratteggiato e tratteggia tuttora raccomandazioni. In secondo luogo, il riferimento è al Global Compact, partecipato da grandi imprese e società civile, con il fine di sostenere e rispettare i diritti umani nell'ambito delle rispettive sfere di azione e far sì che non vi siano violazioni, anche indirette, di diritti umani. Tutto questo da calibrare in un mondo caratterizzato dalla globalizzazione, che determina una delocalizzazione, uno spostamento della produzione in altre regioni, comportando un confronto con i settori produttivi di un determinato paese.

Preso atto che "il bene comune è relazionarsi l'uno con l'altro" (papa Ratzinger), allo stesso tempo "il lavoro deve essere il patrimonio dell'umanità in cui viviamo" (Cardinale Bagnasco).