L'idea di Università in Europa

Per questo l’AESI ripensa l’idea di università in Europa, valorizzare il suo ruolo di servizio alla società ed alla ricerca di soluzioni comuni alle più urgenti necessità della comunità internazionale, ad una corretta comprensione della problematiche internazionali, a favorire l’elaborazione di quelle soluzioni comuni che risultano importanti per fornire risposte adeguate alle drammatiche crisi di oggi, soluzioni nelle quali si sperimenti personalmente il valore della cooperazione e della solidarietà. Non dimentichiamo che l’università può essere il luogo dove le soluzioni per un progresso civile e culturale di integrazione possono essere cercate con serenità e professionalità senza perdere di vista il futuro ed i suoi tempi di attuazione. L’università deve avere una sua coscienza, ma anche una forza intellettuale e morale la cui responsabilità si estende alle necessità di tutta l’umanità. Gli aspetti sociali della cittadinanza sono stati rappresentati e perseguiti come dimensioni economiche e politiche tout court senza cercarne una sufficiente comprensione e giusti cazione sul terreno dei diritti della persona. Alla radice di questa crisi internazionale, non ci sarà forse in realtà una nuova pericola dottrina di alcuni riguardante perversi stili di vita e visioni politiche ed etiche della stessa convivenza umana? Fomentando il terrore e lo spettro della recessione, essi portano la comunità internazionale a temere inesora- bilmente per il proprio futuro, facendo precipitare le economie di interi paesi e facendo ricadere su interi popoli - e non su i veri responsabili – la colpa di drammatiche crisi, sin anche di atti terroristici.

Imponendo strategie politiche di questo tipo, si ritiene allora che l’uso della forza sia l’unica soluzione a tutto. Si umiliano così con la violenza non solo la persona umana, ma anche interi popoli che versano già in situazioni di crisi profonda, specie per l’assenza di sistemi democratici. Si pensa a proposito, che il terrorismo debba essere affrontato con una “azione preventiva della forza” a tutti i costi e senza confini. Ma l’odierna crisi delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea dove va ricercata, quali sono le origini profonde? L’Europa si è divisa perché alla base della sua integrazione non c’è stata la forza della condivisione no in fondo di comuni ideali e di comuni strategie per ottenerli e preservar- li. Una Europa unita nella presente crisi del Mediterraneo avrebbe potuto giocare la sua parte nello scenario mondiale con più credibilità. Gli Stati non voglio- no essere disturbati nella loro vita sociale ed economica, non si apre ad una cultura della solidarietà perché ci sono politici che urlano contro questo ideale per ottenere consensi e voti, camuffandosi in salvatori della patria.

Per avere una sua forza l’Europa, soprattutto nella ricerca della pace e della sicurezza internazionale, deve in primo luogo fondare la sua integrazione sui valori più profondi della persona umana, comprendere che l’allargamento sino ai suoi confini geografici, storici e culturali è un imperativo inderogabile dopo il secondo con itto mondiale e che le crisi internazionali sono una comune responsabilità.

Le scelte della pace e per la pace non sono, come alcuni desiderano oggi erroneamente far credere alla comunità internazionale, “scelte deboli ed irresponsabili”. Scegliere la via della pace e del bene comune è invece espressione di una politica lungimirante capace di grande comprensione della realtà dell’uomo, della sua cultura, delle sue esigenze e dei suoi problemi.

Oggi purtroppo siamo testimoni della debolezza delle relazioni personali fondate sulla cooperazione e la solidarietà, relazioni che poi divengono espressioni nazionali ed internazionali di un modo di procedere debole e senza coraggio di condividere le nuove sfide per il bene comune.

In uno scenario internazionale sconvolto da continue crisi, da una profonda incertezza da parte della Comunità Internazionale su come porre rimedio alle urgenti s de del futuro, tra le quali non ultima quella della disoccupazione delle nuove generazioni, il dramma dei grandi flussi migratori dalle aree di conflitto e di povertà, la distruzione dell’ambiente, i veri problemi sono:

“che non disponiamo ancora della cul- tura necessaria per a rontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leader- ship che indichino strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future”

«a debolezza della reazione politica internazionale. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla nanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse eco- nomico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti» (Enciclica “Laudato Si” n. 53 e 54 - Papa Francesco)

Non è effetto di un caos incontrollato o di eventi internazionali che si rincorrono drammaticamente e si sommano come “crisi nelle crisi” senza che noi possiamo intervenire. La verità è che dobbiamo avere il coraggio di capire cosa sta succedendo nel nostro tempo, nei nostri Paesi, nelle nostre città, al nostro mondo politico e alle relazioni internazionali promosse soprattutto dalle Organizzazioni Internazionali e dall’Unione Europea.