L'integrazione

Le divisioni ravvisabili oggi in Europa, nel momento in cui si sente l’urgenza di un condiviso ordinamento istituzionale che faciliti sia l’integrazione tra gli Stati membri e sia un nuovo programma comune di politica estera (pensiamo a quanto sta avvenendo nel Mediterraneo ed in Medio Oriente dove intere popolazioni sono lasciate sole davanti al dramma non solo dei conflitti, ma anche delle violente persecuzioni religiose), dipendono dalla mancanza di chiare regole istituzionali di gestione comunitaria delle diverse problematiche, ma soprattutto sono espressioni di forti contrasti ed interessi politici sotterranei tra potenti schieramenti internazionali di lobby finanziarie che provocano una sorta di incomprensione e smarrimento politico dell’Europa. Inoltre una profonda crisi di identità, incrementa il numero degli scettici e favorisce i nemici dell’Europa.

Magistralmente presentata e di usa attraverso gli organi di informazione mediatica per avere poi una vasta risonanza nell’agone politico, la nuova strategia è quella di una esasperata globalizzazio- ne della ricerca della propria sicurezza e di una competitività dell’uno contro l’altro, che ha dimenticato la dimensione della cultura della solidarietà e del bene comune. Come ci si può stupire allora quando molti cittadini europei, invece di guardare con interesse alla comune casa europea, corrono dietro a nuove formule di rinascente nazionalismo che esacerbano la vita civile creando rancori e divisione?

L’avvenire dell’Europa è la riscoperta della nalità antropologica della politica, la quale acquista autorevolezza solo se e nella misura in cui riscopra che il singolo cittadino non può mai essere trattato come strumento, ma come ne dell’azione politica.

Se è vero questo, è tanto più doveroso e necessario denunciare cha alla base di tutto ciò c’è una grande crisi della nostra epoca che si esprime soprattutto come profonda crisi della verità sull’uomo e sulla donna e quindi delle loro responsabilità. Il vero pericolo, in altre parole, è un nuovo tipo di pericolosa globalizzazione intesa ed organizzata da alcune grandi potenze politiche e nanziarie mondiali che hanno bisogno di giovani, di politici dal pensiero debole su questi temi. Infatti, lì dove si riscopre una convinzione forte ed eticamente fondata in termini umani e professionali, dove si lotta per un desiderio di coerenza nella ricerca della verità sull’uomo e sul mon- do, questo tipo di “globalizzazione del potere” agisce spesso con pressioni po- litiche, economiche e talvolta militari. Ma spesso riscontriamo anche l’indifferenza cinica di chi lascia fare perché si esauriscono le forze dei contendenti per poi imporre sanzioni e protocolli che mai potranno essere espressione della vera pace.

Il pensiero debole è la base quindi di un nuovo concetto di manipolazione delle coscienze laicista molto sottile e particolarmente fecondo nei sistemi democratici occidentali. Esso signi ca mancanza di responsabilità personale ed oggi si impone attraverso le logiche di mercato del benessere a tutti i costi e della pubblicità selvaggia con uno strano concetto di libertà dell’uomo sull’altro uomo.