United Nations, Pentagon, US Department of State: Forum AESI 3-7 April 2017 NEW YORK - WASHINGTON DC

The vision of youth on the roots of the crisis

Martedì, 4 Aprile 2017
Il primo incontro della missione AESI si apre con il saluto dell’Ambasciatore Sebastiano Cardi, Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite a New York. L’Ambasciatore della Rappresentanza Permanente, ha calorosamente accolto il Presidente M.M. Caneva e la delegazione di studenti AESI evidenziando il ruolo dell’Italia nell’ambiente internazionale. Nello specifico, l’Ambasciatore Cardi ha incentrato il suo discorso su una delle maggiori sfide della comunità internazionale, l’immigrazione. L’Italia si trova ad affrontare in prima linea l’arrivo degli IDP; questo é solamente uno dei fattori che ha spinto l’Italia ad essere uno dei paesi più coinvolti sia in ambito militare che in ambito umanitario.

Programmi e attività umanitarie delle Nazioni Unite
John Ging, cittadino irlandese, è stato nominato, come Direttore della divisione operativa alle OCHA nel febbraio 2011. Egli si occupa della gestione giorno per giorno di tutte le operazioni sul campo, di tutto il mondo OCHA. Prima di entrare in OCHA, il Signor Ging è stato il direttore dell'Agenzia soccorso e l'occupazione delle Nazioni Unite (UNRWA)

Nel 2005 è stato Capo di Stato Maggiore del pilastro di sviluppo istituzionale nell'ambito della missione delle Nazioni Unite in Kosovo. Dal 1997 al 2005 è stato il Capo di Stato Maggiore della Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) in Bosnia-Erzegovina. Il Sig. Ging ha lavorato con l'organizzazione non governativa GOAL irlandese come direttore regionale per il Ruanda, la Repubblica democratica del Congo e Tanzania, rispondendo alle crisi di rifugiati nel periodo immediatamente successivo del genocidio ruandese. Ha iniziato la sua carriera come ufficiale militare e ha completato tre giri del dovere come Peacekeeper delle Nazioni Unite.

Al Palazzo di vetro gli studenti sono riusciti ad interfacciarsi con il rappresentante operativo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari. Durante l’incontro John Ging ha voluto sottolineare quali sono nello specifico le missioni di OCHA, ovvero:
-Mobilitare e coordinare l'azione umanitaria efficace e di principio, in collaborazione con gli attori nazionali e internazionali al fine di alleviare la sofferenza umana in caso di disastri ed emergenze.
-Difendere i diritti delle persone bisognose.
-Promuovere la preparazione e la prevenzione.
-Facilitare soluzioni sostenibili.
-Coordinamento, difesa, gestione delle informazioni, finanziamento umanitario e politica: questi sono i punti chiavi dell'OCHA sui quali si focalizza John Ging.

È impressionante l'amore e l'importanza che trasmette J.G parlando di queste tematiche.

A tal proposito, inoltre, racconta che le crisi umanitarie oggi giorno sono tantissime e i principi umanitari, ma anche il proteggere le persone, sta diventando politicamente scomodo.

Si deve facilitare il lavoro di squadra, in quanto l'80% delle attività si svolgono in paesi dove persistono conflitti. Paesi come la Somalia, lo Yemen, la Nigeria non sono protagonisti di catastrofi naturali ma solo di restrizioni dei privilegi umanitari. Ciò avviene perché la crisi umanitaria viene sottovalutata, perché abbiamo un deficit di impegno politico dell'umanità dove l'obiettivo militare diventa primario e dove il Diritto Umanitario Internazionale non viene rispettato (a volte dagli stessi soldati della Nato e delle Nazioni Unite). La verità, dice J.Ging, é che “il primo passo per il recupero é il riconoscimento del futuro. Si deve rendere conto delle persone che soffrono, metterle allo stesso livello, smettendo di far finta di non vedere. Bisogna cambiare il comportamento culturale intorno alla morte; non conta la carità ma la nostra responsabilità: questo é il nostro primo interesse personale.”


Italia e Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: priorità e prospettive
Gli studenti in quest’occasione hanno avuto modo di interloquire con A.Biagini e S.Zappalà, entrambi membri della Rappresentanza Permanente. Durante l’incontro, si é discusso sull'importanza del Mediterraneo con particolare riferimento alla Libia, Siria, Medio Oriente ma anche al corno d'Africa e la fascia del Sahel, e di quanto questo tema sia poco discusso. La promozione dell’innovazione della sicurezza internazionale trasversale, i traffici illeciti, la criminalità organizzata e i cambiamenti climatici, sono i temi per i quali si impegnano duramente. Agli studenti, inoltre, é stato spiegato il Loro programma di lavoro basatosi su: temi obbligatori (ovvero il rinnovo della missione di pace), i temi cari alla presidenza (operazione per il mantenimento della pace: rinnovare le strategie per i diritti umanitari; non proliferazione nucleare) e la gestione degli imprevisti (come per esempio, le armi chimiche oggi in Siria).

Intervento del Generale Marcello Mazzuca, consigliere militare e addetto per la difesa presso la Rappresentanza italiana alle Nazioni Unite.

Forze militari di pace delle Nazioni Unite e Consiglio di Sicurezza
Nel corso della missione AESI negli Stati Uniti, gli studenti hanno avuto l’occasione di interfacciarsi con il Generale Marcello Mazzuca, ricoprente la funzione di consigliere militare presso la Rappresentanza Italiana alle Nazioni Unite. Durante l’incontro, il Generale ha illustrato le principali differenze tra i diversi tipi di operazione di pace battenti bandiera blu, facendo una distinzione tra operazioni di peace-keeping, di peace-enforcement e di peace-support.

Nello specifico, la prima tipologia di intervento viene avviata principalmente con lo scopo di supervisionare una possibile tregua (precedentemente accordata) tra le parti in conflitto; in aggiunta, le operazioni di peace-keeping svolgono anche una funzione di dispiegamento preventivo e di disarmo. Ricade nella seconda tipologia il caso di dispiegamento di una forza multinazionale in un teatro di crisi con l’obiettivo di imporre la pace, anche attraverso l'uso della forza (così come previsto dal Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite). L’ultima categoria analizzata dal Generale Mazzuca riguarda invece le operazioni di supporto, le quali inglobano tutte le parti della società, dall’assistenza elettorale a quella umanitaria.

A seguito delle sopracitate introduzioni nozionistiche, il consigliere militare presso la Rappresentanza Italiana ha esposto alla delegazione AESI ed al loro Presidente un breve excursus storico sulle varie operazioni che negli anni sono state condotte sotto l’egida ONU. Una delle prime missioni internazionali di emergenza vedono come protagonista il Canale di Suez, una zona di forte interesse, essenziale per garantire la supremazia nella regione mediorientale. Dopo circa quindici anni dalla nascita, le Nazioni Unite si trovano impiegati nella gestione della più grande operazione di pace, che vede come protagonista il continente africano, nello specifico, il Congo belga. Nel corso della loro operatività, le Nazioni Unite hanno anche dovuto affrontare crisi ben più radicate e che continuano a richiedere una costante presenza dei caschi blu sul territorio in questione. Il Generale Mazzuca ha portato all’attenzione dei suoi ascoltatori due esempi di missioni operative ancora in corso, la missione a Cipro e la missione in Libano. Per quanto concerne la seconda, è evidente l’interesse da parte del nostro paese, interesse che si concretizza nel contributo sostanziale che dà l’Italia nell’UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon).

In conclusione, quello che è emerso dall’intervento del Generale è l’importanza del ruolo svolto dalle Nazioni Unite in ambito di sicurezza e di pace. Una missione che l’ONU porta avanti sin dalla sua costituzione, adattando sempre le tipologie di missioni alle diverse necessità. A seguito del crollo del muro di Berlino, infatti, si parla sempre di più di operazioni multidimensionali, le cosiddette operazioni di peace-keeping allargato. Oggi la minaccia alla sicurezza internazionale è multidimensionale e spesso transfrontaliera, per questo il contributo di ogni singolo Stato membro è essenziale per portare avanti lo scopo originario delle Nazioni Unite.


Intervento di Carlo Sanfilippo e Paolo Mari, ricoprenti la funzione di Primo Segretario presso la Rappresentanza italiana alle Nazioni Unite. 

Le Nazioni Unite e lItalia nel Medio Oriente
Libia, Siria, Yemen, Libano, Sahara Occidentale, Israele, Palestina. Cosa hanno in comune queste regioni? Pur rappresentando diversi paesi, le regioni sopracitate figurano tra le zone più conflittuali dei giorni nostri. Nel corso di questa terza sezione tematica, la delegazione di studenti AESI ha avuto il privilegio di interloquire con due Segretari della Rappresentanza Italiana alle Nazioni Unite, Carlo Sanfilippo e Paolo Mari. Nella loro vita lavorativa quotidiana, entrambi i Segretari sono costantemente impegnati nell’analizzare questi scenari di crisi. A complicare la risoluzione di tali sfide è il turnover amministrativo. L’inizio del 2017 è infatti caratterizzato da una fase di doppia transizione, sia nell’amministrazione americana (con l’elezione del nuovo Presidente), sia nell’amministrazione delle Nazioni Unite (con l’elezione del nuovo Segretario Generale).

In questo contesto di cambiamenti, i due relatori hanno cercato di delineare i principali tratti di alcuni dei conflitti attivi oggi sul globo terreste. Il primo teatro di crisi che è stato analizzato è la Siria, un contesto che vede intrecciarsi diversi filoni, quello di non-proliferazione nucleare, quello politico e quello umanitario. Secondariamente, ad attirare l’attenzione della delegazione in visita alla Rappresentanza, è la regione dello Yemen che è il fulcro di una crisi nuova, una crisi che è correlata alle altre, rappresentando quasi un immagine capovolta rispetto alla situazione siriana. Centrale per il nostro paese rimane il teatro libico, dove si avverte un cambio di rotta nella metodologia di approccio alla questione, una rotta che punta ad una maggiore inclusività degli stakeholders. Un conflitto che è presente sui nostri libri di storia e che è ancora in essere è invece il conflitto tra Israele e Palestina, un conflitto che ha visto, nel Dicembre 2016, una piccola, ma significativa svolta. Con la risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza, la continua costruzione di insediamenti in Cisgiordania da parte di Israele è stata ufficialmente ritenuta un ostacolo alla pace. Peculiare è il modus attraverso il quale questa risoluzione è riuscita ad andare al di là delle pareti del Palazzo di vetro: 14 voti a favore, un voto di astensione, quello degli Stati Uniti d’America i quali oggi, attraverso la nuova figura presidenziale incarnata da Donald Trump, non riconoscono questa risoluzione. Un accordo politico che sembra mettere a tacere segmenti della società in conflitto, è l’accordo che è stato raggiunto in Libano, grazie anche alla guida delle Nazioni Unite. È proprio tramite il suo “braccio esecutivo” che l’ONU è riuscita ad approvare due risoluzioni chiave per il teatro libico, due risoluzioni con contenuti differenti ma con un comune obbiettivo, ridare stabilità alla regione. 

Oggi le Nazioni Unite e le diverse Rappresentanze Permanenti si trovano ad affrontare crisi nuove, crisi storiche e crisi che sembrano giungere ad una tregua. Il lavoro svolto dal nostro paese è sempre stato significativo, sia direttamente tramite finanziamenti e contributi militari, sia indirettamente tramite il lavoro svolto dalla Rappresentanza Italiana. Il 2017 è anche un anno significativo per l’Italia, la quale oggi è più attiva ed incidente, poiché è stata eletta come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

 

Mercoledì, 5 aprile 2017
Intervento di Dimitry Titov, Segretario Generale per la Legge e le Istituzioni di Sicurezza nel Dipartimento delle Operazioni di Peacekeeping.

DPKO e Programmi per la Pace
La delegazione dell’AESI accompagnata dai Rappresentanti dell’Ambasciata italiana a New York per questa sessione al privilegio di incontrare Dmitry Titov, Assistant Secretary-General for the Rule of Law and Security Institutions in the Department of Peacekeeping Operations.

La sessione inizia con un analisi numerica , supportata da alcune brochures distribuite, delle operazioni di Peacekeeping. Gli argomenti principale toccati nell’incontro sono stati : 1) quali e quanti paesi contribuiscono alle Operazioni; 2) il budget delle Operazioni; 3) la struttura logistica delle operazioni; 4) le missioni più importanti; 5) il ruolo delle nazioni unite nelle operazioni di peacekeeping; 6) le agenzie coinvolte.

I dati principali che sono stati comunicati sono: attualmente 120 Paesi contribuiscono alle Operazioni di Peacekeeping per un totale circa di 122000 operatori coinvolti tra truppe, polizia, and personale civile. Più del 95% dei Peacekeepers delle Nazioni Unite lavorano con il mandato di proteggere i civili. Il budget delle missioni è di 8.27 miliardi di dollari, meno dello 0.5% della spesa mondiale dedicata alle operazioni militari.  I mezzi coinvolti in queste operazioni sono terreni, navali e aerei. Attualmente ci sono 16 missioni operative su 4  continenti e 11 zone. Più di 600 esperti di protezione dei diritti umani sono schierati in operazioni per la difesa e promozione.

Particolarmente collegato a questo ultimo tema è la domanda di un membro della delegazione, Caterina Argentieri. L’argomento di conversazione aperto è di grande attualità e verte principalmente sulla posizione delle Nazioni Unite riguardo ai più o meno recenti scandali riguardo gli abusi di  alcuni Peacekeepers durante le Operazioni. In particolare come era possibile che persone che sono assoldate per la difesa dei diritti  umani in realtà si rivelano tra i primi danneggiatori di questi? Mr Titov si mostra disponibile a una risposta molto chiara e diretta. Viene da Lui subito chiarito che è innegabile l’esistenza di queste atrocità e che cercare di coprirle non ha alcun significato. Le Nazioni Unite sono determinate  combattere queste azioni riprovevoli quanto prima. I primi ad essere interessati alla fine di queste sono Loro, poiché ogni azione positiva o negativa ne vale dell’integrità delle Nazioni Uniite. Nonostante il loro intenso coinvolgimento il processo di elaborazione non è rapido proprio per la natura delle azioni che coinvolgendo Paesi differenti, crea grandi conflitti riguardo a questioni di diritto internazionale. Un altro ostacolo che si frappone alla risoluzione di queste problematiche è costituito dall’azione di alcuni Paesi che invece di collaborare nel processo di sanzione di questi soggetti, nascondi gli accadimenti o protegge gli stessi per garantire l’integrità della nazione. Titov conclude la questione ponendo alla luce un’altra questione, quella psicologica. Senza voler giustificare le atrocità di questi soggetti va considerata anche la loro condizione mentale dopo molto spesso anni di operazioni. Le loro menti sono danneggiate e deviate dalle atrocità e sono ormai fuori dalla quotidianità. In questo senso le Nazioni Unite devono al più presto impegnarsi in una più attento controllo  di queste condizione per prevenire che questo stress psicologico porti a questi risultati.
L’intervento successivo è quello del Professor Caneva che riguardo all’esigenza di stimolare una cooperazione mondiale, indirizza la conversazione sulla relazione tra la Federazione Russa e L’UE. Riguardo a questi due importanti Attori, il Professore espose uno dei pilastri della AESI: nonostante i conflitti passati e attuali tra le due realtà, è possibile superare questi per garantire un futuro di pace alle nuove generazioni. Il Professore sottolinea l’importanza di portare in primo piano le Università come nuovi attori per favorire questa cooperazione e quella mondiale. In particolare affichè queesto possa realizzarsi è necessario che sia le Istituzioni che le Nazioni Unite capiscano l’importanza e l’applicabilità di questo progetto. Mr Titov ribadendo la radicata relazione tra Italia e Russia, infonde fiducia sui futuri risvolti dei rapporti anche con l’Europa. Infine condivide la validità e la forza del progetto dell’AESI.


LUnione Europea alle Nazioni Unite
A completamento degli incontri relativi alla vita quotidiana che si svolge all’interno del Palazzo di vetro, gli studenti AESI ed il loro Presidente, son riusciti a quadrare il cerchio grazie all’incontro con Antonio Parenti, Capo della sezione Economia e Sviluppo presso la delegazione dell’Unione Europea alle Nazioni Unite. Infatti, anche se l’Unione Europea è stata riconosciuta come osservatore qualificato (non essendo uno stato vero e proprio secondo i criteri del diritto internazionale), essa svolge un’importante ruolo di coordinamento tra i paesi membri. In altre parole, la presenza dell’Unione Europea a New York è fondamentale ai fini del mantenimento di una posizione comunitaria forte all’interno delle Nazioni Unite.

Oggi, il contributo dell’Unione Europea verte principalmente in due macro sezioni, ambiti in cui la nostra Unione di Stati si trova in prima linea: l’immigrazione ed il cambiamento climatico. A seguito della crisi siriana, le Nazioni Unite, ed in primis l’Unione Europea, hanno aumentato il loro sforzo per combattere questo fenomeno, non solo alla radice ma anche fornendo aiuti umanitari ai rifugiati ed agli immigrati che oggi sono in crescente aumento. L’Unione Europea è anche il principale promotore della “causa verde” essendo sempre più coinvolta nelle questioni climatiche ed ambientali.


Giovedì, 6 Aprile 2017

Nunziatura Apostolica
Papa Francesco ha nominato il monsignor Christophe Pierre, di nazionalità francese, nuovo Nunzio negli Stati Uniti d’America. L’incontro si apre con una calda accoglienza da parte del Nunzio Apostolico Pierre, accompagnata da una visita dettagliata dell'intera dimora. A seguire, il Nunzio descrive agli studenti la sua missione in Messico. Il Messico é un paese che ha una forte mediazione con la Chiesa, in quanto la maggioranza dei cittadini messicani sono di religione cattolica. A tal proposito, gli studenti vengono incuriositi e gli porgono alcune domande:

Cosa ne pensa riguardo i cartelli messicani dello Stato?

“In Messico ci sono 50 milioni di poveri. Il divario fra ricchi e poveri é in continuo aumento, e finché ciò non si risolverà il problema dei cartelli messicani dello Stato rimarrà. É semplice. I poveri hanno bisogno anche loro di sopravvivere e cercano vie facili per talesopravvivenza, come appunto il traffico di droga. Fino a dieci/quindici anni fa la droga veniva coltivata in Colombia e poi esportata in Messico senza alcun problema, in quanto tutte le intere istituzioni erano corrotte. Oggi la droga viene usata anche per pagare debiti fra di loro dunque non dovremmo meravigliarci se i cartelli rivali si uccidono per averla. Un paese del genere può essere salvato ponendo fine alla droga, ma ciò non accadrà se continuerà ad essere una società corrotta.”

Che cosa fa la Chiesa di fronte alla costruzione di barriere murali e traffico di immigrati?

“Prendendo in considerazione sempre il Messico la situazione diventa interessante, sopratutto oggi con l'arrivo di Trump. Molti però non sanno che l'ex Presidente Obama ha espulso tre milioni di persone, e molte di loro sono state accolte dalla Chiesa. Il Nunzio quindi ha anche una dimensione politica. La soluzione, spesso, sono i politici non la bontà delle persone. Oggi viviamo in un mondo dove si fa a gara per delle idee non realiste, non si considera la realtà ma solo un'ideologia. Fare politica ormai é diventata un'ideologia ma noi abbiamo bisogno di politici che si concentrano sulla realtà e non siano opportunisti.”

Per risolvere le crisi del positivismo estremo quanto é importante la Chiesa?

Più importante di tutto é il dialogo. Noi difendiamo non solo i valori ma anche la dimensione sociale della fede. Si devono toccare i problemi dell'umanità altrimenti molti di essi non possono risolversi, e questo riguarda anche la sfera dei conservatori e dei progressisti.

In conclusione, il Nunzio Pierre ha sottolineato l’importanza che ha la Nunziatura Apostolica nel diritto internazionale:

I contatti con la società civile hanno il fine di garantire la sopravvivenza  e l’indipendenza della Chiesa e l’esercizio del suo ruolo specifico (libertà di mantenere i contatti con il centro, libertà di movimento e di responsabilità di vescovi e sacerdoti, libertà di coscienza e di culto per tutti), in assenza di queste condizioni di base, normalmente non ci sono relazioni diplomatiche, come oggi accade con Cina e Vietnam.

In presenza anche di gravi difficoltà, la Santa Sede non rompe le relazioni diplomatiche: dopo la II Guerra Mondiale i Nunzi sono stati espulsi dai paesi dell’Est Europeo dominati dal comunismo, e lo stesso è accaduto più recentemente in Vietnam. Il Nunzio non ha mai abbandonato Cuba. La Cina è un caso a sé, per complesse ragioni storiche e per la permanenza di una ideologia ostile alla religione e in particolare alla Chiesa Cattolica.

In queste relazioni, si esercita un delicato equilibrio tra idealismo e realismo, per garantire a tutti, anche a chi non è un eroe, uno spazio sufficiente per vivere la propria fede. I Concordati, o gli accordi parziali firmati dalla Santa Sede con alcuni stati, sono sempre decisioni dolorose, nelle quali si devono fare alcune concessioni per avere degli spazi di azione e per salvare quanto più possibile i diritti della Chiesa e dei cristiani.

Nel desiderio di rafforzare i valori del Vangelo e i diritti umani fondamentali, non si esercitano pressioni militari o economiche, che la Santa Sede non ha, ma si usa solo la forza della convinzione. 

Cooperazione tra Università e Diplomazia: Promuovere la Pace
Il primo incontro della delegazione AESI  a Washington si è svolto presso l’Ambasciata Italiana. Il tema della Sessione era “ Università e Diplomazia, Coopeazione per la promozione della pace”  e I relatori presenti I seguenti: il Professor Caneva- Presidente AESI, C.Lungaotti-  Diplomatico dell’Ambasciata Italiana a Washington,M.Greganti- Deputy Chief della Missione Italiana a Washington, H.Feirgenbaum- Professore alla The George Washington University e R.K. Meekins- Professore alla The American University. All’incontro erano presenti anche studenti provenienti da entrambe le prima citate Università, con cui la delegazione al termine dell’incontro ha potuto intrattenersi per una informale ma costruttiva conversazione.

Dopo i ringraziamenti e saluti iniziali della Rappresentanza Italiana, la parola è lasciata al Professor Caneva che spiega le ragioni dell’incontro. Uno degli scopi principali della Missione della AESI in USA era quella di condividere e ampliare un progetto estramamente concreto che vede nelle Università un grande e nuovo potenziale. Questo consisterebbe nel giocare un importantissimo ruolo come promotore di valori di cooperazione per il futuro. La concretezza di questo progetto è sottolineata dal Professore attraverso un esempio tratto dal suo lavoro. In particolare viene descritto il progetto Master che viene intrapreso tra studenti italiani, palestinesi e istraeliani attraverso il patrocinio e l’aiuto dell’Università Sapienza di Roma, le Università di Gerusalemme e Palestina e con le Autorità Italiane ed Europee. Programmi vincenti come questo mostrano come è possibile costruire ponti  e non muri tra realtà apparentemente opposte e in continuo conflitto con l’aiuto di questo nuovo attore. I risultati brillanti di questo Programma mostra come se I Governi non sono ancora pronti a cercare un piano comune di lavoro, le Università lo sono. La ragione di questo successo risiederebbe nei soggetti coinvolti, I giovani, che animati dal proteggere il loro futuro cercano non di precludesero ma di ampliarlo.

L’incontro continua con l’intervento di entrambi I professori delle Università. Questi offrono una visione del Sistema di studi Americano comparato con quello europeo ed in particolare con quello italiano. Anche se come sottolineato più volte nella conversazione gli approcci allo studio sembra divergere, considerando quello Americano più pratico durante il corso degli studi rispetto soprattutto a quello italiano, questo non danneggerebbe l’inzio di una cooperazione produttiva.

Infine la parola viene lasciata agli studenti che prima approfondiscono I temi sopracitati con i Professori, in particolare il ruolo della AESI in questo processo cooperativo e successivamente attraverso una conversazione meno formale. Durante questa ultima gli studenti e I delegati hanno avuto la possibilità di condividere le loro esperienze personali e I loro differente background. L’incontro è poi terminato con lo scambio dei contatti tra i partecipanti.

 

Venerdì, 7 Aprile 2017

USA e crisi internazionale: priorità e nuove sfide
Mr Ziff accoglie la delegazione dell’AESI  e alcuni Rappresentanti della nostra Ambasciata al Dipartimento di Stato di Washington. L’incontro verte su un’analisi delle Cisi Internazionali attuali e passate.

La prima chiarificazione che viene fatta e che guiderà tutto il ragionamento, è a proposito la distinzione dei Paesi  in due grandi macro aree: al primo gruppo appartengono Quelli che sono in grado, attraverso la loro rilevanza politica ed economica, di apportare positive differenze nell’ambito delle crisi internazionali. Al secondo invece appartengono Quelli che potenzialmente potrebbero non essere in grado ma che sono attivi nei processi di risoluzione. Nella realtà questa distinzione è netta, anche perché come sottolineato da Mr Ziff essendo l’incarico dispendioso molto spesso si cerca di non riconoscere in se questa potenzialità ignorando il proprio coinvolgimento. Collegato a questo discorso è la domanda di Sarah Viscardi: “ Come è possibile che alcuni Paesi di isolino dalle crisi mondiali?”. La risposta di Mr Ziff è principalmente orientata a sottolineare che anche se alcuni Paesi negano il loro coinvolgimento diretto, indirettamente attraverso l’Interconnettività dei mercati e delle relazioni politiche e sociali questo è impossibile. Collegato allo stesso argomento anche la domanda di Giulia Perugini riguardo alla Brexit. In particolare viene chiesto il ruolo dell’USA in questo processo transitorio. Riguardo questa questione Mr Ziff risponde che l’America pur non essendo direttamente coinvolta nel processo, è fortemente interessata afficnhè si possa ristabilire un equilibrio economico, sociale e politico europeo. Le influenze dirette molto spesso incidono anche di più di quelle dirette. Basti pensare che pur non essendo parte dell’Europa il commercio tra i due Paesi è di 4 miliardi al giorno.

Il Professor Caneva successivamente indirizza la conversazione sul cuore della missione dell’AESI: constatando che le Università non possono più essere considerate semplicemente come il “Supermarket dei Professori”, il loro ruolo dovrebbe essere, e in parte già si sta attivando, nella cosiddetta “soft diplomacy". La domanda che viene posta è che come è possibile far riconoscere questo ruolo di mediazione delle Università a livello globale? Esiste qualche progetto attivo in America riguardo a questo tipo di porgetto? Mr Ziff condivide il progetto sostenuto dal Professore e ne avalla la possibile realizzabilità. Inoltre con l’aiuto di una sua collaboratrice condivide con la Delegazione un loro programma: questo coinvolge giovani imprenditori europei ed americani con diversi background lavorativi affichè si possa creare attraverso la condivisione dei metodi utilizzati da ognuno per gestire le attività nuova ricchezza intellettuale. Il progetto crea un ponte tra persone che sono interessate a costruire nuovi business internazionali. L’ultima sessione si è tenuta lo scorso anno e ha coinvolto più di 50 partecipanti e verrà ripetuta anche quest’anno  con un pari coinvolgimento,tra cui anche 6 membri italiani. Questo Programma testimonia anche l’importanza e il convolgimento dell’America nel creare un ponte solido e duraturo tra i Paesi.

Infine il Professor Caneva, riguardo al progetto americano chiede di stabilire una connessione attraverso l’Ambasciata Italiana affinché possa, sempre di più, crearsi una rete di progetti collaborativi come questi.

Mr Ziff conclude mostrandosi fiducioso sulla realizzabilità di questa connessione.

Il Pentagono
La missione dell’AESI si conclude con un emozionante incontro al Pentagono. La Delegazione viene accolta caldamente ed a seguire é stata fatta una visita privata della struttura. Vengono spiegate le dinamiche delle missioni che sono state svolte negli ultimi anni attraverso alcune immagini che si trovano lungo il percorso per l’ufficio del Direttore dell’US Navy Staff.

Arrivati all’Ufficio la delegazione viene accolta dal Direttore, Mr James Foggo nel suo personale ufficio. Durante l’incontro viene ripercorsa la sua brillante carriera attraverso l’esposizione di alcuni oggetti e documenti presenti nella stanza. Gli incarichi che vengono ricoperti dal Direttore sono principalmente:

Riguardo agli incarichi marittimi: missioni a bordo di  USS Sea Devil (SSN 664), USS Mariano G. Vallejo (SSBN 658) and USS Narwhal (SSN 671). Ha guidato gli attacchi marittimi dalla USS Oklahoma City (SSN 723) nel 1998, che gli vengono riconosciuti con il premio “Submarine Squadron (SUBRON) 8 Battle Efficiency”  e  con la carica di Fleet Forces Command Adm. Successivamente guadagna anche il trofeo “Arleigh Burke Fleet Trophy “ per essere stato il miglior elemento della Flotta Atlantica. Infine termina nel 2007 il comando al SUBRON-6 .

E’ stato inoltre un Assistente speciale nell’ Office of the Under Secretary of Defense for Acquisition and Technology; membro senior of the Atlantic Fleet Nuclear Propulsion Examining Board e  Comandante delle Flotta Forces Command; executive assistant al Direttore of Naval Nuclear Propulsion (NAVSEA 08); division chief, Joint Staff (J5) for Western Europe and the Balkans; director, executive assistant to chairman of the Joint Chiefs of Staff; executive officer  al  Supreme Allied Commander Europe (SACEUR) e comandante, United States European Command, Director, Assessment Division (N81) e assistente  deputy chief o delle operazioni navali (N3/N5B).  A Napoli ha svolto come Capo l’operazione Submarine Group 8; Submarines, Allied Naval Forces South; deputy commander, U.S. 6th Fleet, and director of Operations, Intelligence (N3), U.S. Naval Forces Europe-Africa. Durante questo periodo è stato ufficiale (J-3) per una Joint Task Force Odyssey Dawn (Libya). Inoltre, Adm. Foggo ha lavorato alla NATO come comandante della Task Force in Joint Task Force Unified Protector (Libya). Più recentemente, Adm. Foggo ha ricoperto la carica di Direttore della U.S. 6th Fleet, Naval Striking e Support Forces NATO; deputy commander, U.S. Naval Forces Europe; deputy commander, U.S. Naval Forces Africa; e Joint Force Maritime Component Commander Europe. Dal 2016 ricopre la carica di Direttore presso il Pentagono.

Una parete era dedicata completamente alle sue onorificenze, tra cui: Distinguished Service Medal, Defense Superior Service Medal, Legion of Merit, Defense Meritorious Service Medal, Meritorious Service Medal, NATO Meritorious Service Medal e più unità. Inoltre è stato premiato nel 1995 dal  Admiral Charles A. Lockwood Award per Submarine Professional Excellence. Lo stato dell’Oklahoma lo ha premiato per il suo prezioso lavoro. Nel 2006 è stato premiato come Chevalier de l’Ordre National de Merité dal Governo francese per il suo ruolo di mediatore nel miglioramento delle relazioni Franco-Americane. Mr. Foggo è anche membro del  Council on Foreign Relations.

Ogni missione o progetto è stato raccontato con passione e dettagli. L’incontro è terminato con alcune interessanti e confidenziali riflessioni su alcune questioni internazionali come quelle della Siria. Adm. Foggo, nonostante il suo rilevate passato e presente, ha accolto la delegazione con molto piacere e disponibilità dall’inizio alla fine dell’incontro conclusasi con la consegna di alcune monete celebrative del Pentagono per la Delegazione.