Quale etica sosterrà la società della nuova Europa?

"L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, di libertà, di democrazia, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti dell’uomo, valori che sono comuni a tutti gli Stati membri.” Questo quanto afferma l’Art. 2 della proposta di Costituzione Europea elaborata dalla Convenzione.

Per approfondire il tema su “quale etica sosterrà la società della nuova Europa” dobbiamo però rifarci ad alcuni fondamenti filosofico-giuridici concernenti il diritto naturale e ricordare che i diritti dell’uomo derivano non dallo Stato né da un’altra autorità umana, ma dalla dignità intrinseca della persona stessa. I pubblici poteri li devono pertanto riconoscere, rispettare, tutelare e promuovere: si tratta, infatti, di diritti “universali, inviolabili e inalienabili”.

Certamente la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, approvata dall’Assemblea Generale il 10 dicembre 1948, segna un passo importante nel cammino verso l'organizzazione giuridico-politica della Comunità mondiale. In essa viene riconosciuta, nella forma più solenne, la dignità di persona a tutti gli esseri umani e viene di conseguenza proclamato, come loro fondamentale diritto, quello di muoversi liberamente nella ricerca del vero, nell'attuazione del bene morale e della giustizia, e il diritto a una vita dignitosa. Così si esprime la Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo e le Libertà Fondamentali.

Ci si chiede se veramente questi diritti inviolabili della persona umana, affermati teoricamente nei trattati e nella giurisprudenza internazionale, siano realmente rispettati e non risultino invece spesso disattesi sia nelle leggi che nei comportamenti concreti. Così, il fondamentale diritto umano, quello alla vita. Se infatti la vita umana è sacra e inviolabile, lo deve essere dal suo concepimento al suo naturale tramonto. Però l’elementare diritto di venire al mondo a chi non è ancora nato, spesso viene disatteso. Come non ricordare a tale proposito ciò che accade in Cina (si ricordi che questo Paese fa parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU) dove, a causa di spietate campagne di controllo delle nascite, si impone forzatamente alla popolazione di avere un solo figlio per nucleo familiare, determinando la soppressione di feti spesso già venuti alla luce.

In Europa, un quanto mai bizzarro concetto di diritto alla salute, ormai entrato tra la gente comune come espressione culturale di nuova ed avanzata democrazia, consente delle pratiche spaventose di tipo eugenetico che negano di fatto il diritto alla vita. Pensiamo per esempio alla soppressione degli embrioni portatori di handicap. In realtà, l'embrione, che è un individuo umano e, come tale, è titolare dei diritti inviolabili dell'essere umano, non viene sufficientemente tutelato. In molte situazioni viene purtroppo drammaticamente confuso, anche a livello giuridico, il diritto inviolabile alla vita e al nascere con quello importante, ma sicuramente più accidentale e comunque migliorabile (attraverso una maggiore responsabilizzazione della società nei confronti dei più deboli) della qualità delle condizioni di vita. La norma giuridica, è chiamata a definire lo statuto dell'embrione quale soggetto di diritti che non possono essere disattesi né dall'ordine morale né da quello giuridico. Quale etica potrà mai sostenere la nuova Europa se alla base non si rispetta tale diritto?

Una cura particolare poi va posta nel proclamare e difendere apertamente ed energicamente i diritti della famiglia dalle intollerabili usurpazioni della società e dello Stato, sapendo che la famiglia è il luogo privilegiato dell’umanizzazione della persona e la cellula basilare della società. Una famiglia, va ribadito, fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna che condividono la grande responsabilità dell’educazione dei loro figli. Ma le tutele giuridiche sono in definitiva fragili ed inefficaci se alla loro base manca l’imperativo morale, se manca, in altri termini, il riconoscimento dell’uomo per il semplice fatto che egli è uomo, questo uomo.

L’epoca in cui viviamo, nonostante le molteplici dichiarazioni di principio che sono state elaborate, resta minacciata in notevole misura da una alienazione che è frutto delle pretese illuministiche secondo le quali l’uomo è più uomo se è soltanto uomo. Nell’età moderna la prevalenza di una teoria materialistica centrata sul mero fattore economico ha poi sottovalutato la base antropologica in senso stretto della democrazia. Gli aspetti sociali della cittadinanza sono stati rappresentati e perseguiti come dimensioni economiche e politiche tout court, senza cercarne una sufficiente comprensione e giustificazione sul terreno dei diritti della persona.