L'importanza del progetto politico nel futuro dell'Unione europea

L’avvenire dell’Europa è la riscoperta della finalità antropologica della politica, la quale acquista autorevolezza solo se e nella misura in cui riscopra che il singolo cittadino non può mai essere trattato come strumento, ma come fine dell’azione politica. L’AESI crede che questo sia il punto dal quale si possa ripartire, soprattutto all’indomani delle recenti elezioni europee, identificando l’obiettivo centrale di ogni agire dei cittadini e soprattutto delle Istituzioni europee: la consapevolezza della tutela della dignità di ogni persona umana e dal perseguire una politica che si occupi del bene comune.

Se ogni cittadino europeo potrà dare il proprio contributo personale all’affermazione di questi valori nella propria società, vivendoli e promuovendoli nell’ambito della sua vita di tutti i giorni, anche il futuro dell’intera Europa e delle sue Istituzioni risulterà più chiaro. Si parla di responsabilità globale, di valori globali, ma senza questa personale convinzione e la diretta conseguente promozione di giuste Istituzioni al servizio del bene comune, non si potrà capire l’Europa che potrebbe divenire solo espressione di una vuota macchina burocratica e di logiche di partito, fonte di continua delusione.

L’uomo vive un’esistenza autenticamente umana grazie alla cultura, alle sue radici storiche e religiose. Grazie a questa sua memoria ed identità l’uomo diventa più uomo, accede più intensamente all’essere che gli è proprio. Ma se si promuove solo una radicale cultura giuridica positivistica per cui si legifera in contraddizione con i diritti inviolabili della persona umana o si inneggia al benessere economico e allo sviluppo tecnologico fini a se stessi senza alcun riferimento alla verità sui fondamenti morali, giuridici e politici dell’agire degli Stati, come si potrà pretendere l’adesione dell’opinione pubblica europea?

Magistralmente presentata e diffusa attraverso gli organi di informazione mediatica per avere poi una vasta risonanza nell’agone politico, la nuova strategia è quella di una esasperata “globalizzazione della competitività” dell’uno contro l’altro. Come ci si può stupire allora quando molti cittadini europei, invece di guardare con interesse alla comune casa europea, corrono dietro a nuove forme di rinascente nazionalismo che esacerbano la vita civile creando rancori e divisione in nome di falsi ideali?

Purtroppo alcune divisioni ravvisabili nell’Europa di oggi, nel momento in cui si stanno creando con grande sforzo i presupposti per un nuovo ordinamento comune che faciliti l’integrazione tra gli Stati membri e si è impegnati in un programma da condividere a favore della pace e della sicurezza comune, sono purtroppo fortemente influenzate da schieramenti di “lobbies” politico finanziarie che controllano i mercati e prediligono i profitti solo di alcuni escludendo la maggioranza, emarginando i più deboli e soprattutto creando una profonda sfiducia delle nuove generazioni che rimangono senza sicurezza di un lavoro e di una speranza nel futuro.

Esiste una verità sull’uomo che si impone al di là delle barriere di lingue e di culture diverse. Si deve tenere presente in primo luogo che esiste, oggi più che mai, il pericolo di un’alleanza tra democrazia e relativismo etico. Desideriamo ancora sottolinearlo con forza come uno dei problemi centrali concernenti il futuro dell’Europa. La persona umana rappresenta, infatti, il fine ultimo della società la quale è ad essa ordinata e deve rispettarne la dignità e i diritti, diritti che sono anteriori alla società stessa e ad essa si impongono. Essi sono il fondamento della legittimità morale di ogni autorità. Un potere politico che rifiuti di riconoscerli nella propria legislazione positiva mette a repentaglio la propria credibilità.